sabato 15 febbraio 2014

Staffetta di blog in Blog -


Ecco per me un felice ritorno alla Staffetta di Blog in Blog. Un'iniziativa che accomuna molti blogger nella riflessione su un tema condiviso, che viene pubblicata il 15 di ogni mese alle 9:00.

A voi questa mia riflessione sull'argomento di questo mese: Vita online e vita reale. Rette parallele, convergenti o divergenti?
Immagine tratta da:http://www.etnografiadigitale.it/2011/01/uno-sguardo-sociologico-sulla-costruzione-dellidentita-online/
DATE UN OCCHIO A QUESTO ARTICOLO, è DAVVERO MOLTO INTERESSANTE.
E' un po’ di tempo che ci penso: Chiudere il profilo Facebook o no? Ho l’impressione davvero che la qualità delle relazioni che intrattengo non sia migliorata con l’avvento dei social network. Twitter l’avrò usato una volta. Pinterest, Linkedin, Instagram, mai.

Che dire di Facebook? La maggior parte delle volte devo dire che FB mi pare un vero concentrato di negatività. Anche io, che su FB ormai non posto quasi nulla, tendo a scrivere solo quando qualcosa non va. Ed è su questo che vorrei ragionare oggi.

FB aumenta la mia intolleranza e negatività. Un po’ perché quando posto delle cose, in genere sono delle lamentele, ma anche perché questa non è solo una cosa che succede a me. Tante persone che si lamentano di tante, troppe cose. La politica, i soldi, la gente maleducata. La pioggia, il sole, il caldo, il freddo.

Avere qualcuno che schiaccia mi piace su un nostro sfogo ci fa sentire meno abbandonati? Questa è davvero catarsi?

Facebook ci sta facendo diventare dei piagnoni patologici. Degli insofferenti senza scampo. Un’”amica” continua a dire “Ma guarda quella come si veste, e quell’altro come parla!”. Che oggi ha visto uno o l’altro che si comportava così e colà”. “Che noia qui, come sono stanco di là”.

Quello che ho notato, per lo meno per quanto mi riguarda, è che questo continuo lamentarmi non fa che diminuire la mia capacità di gestire le difficoltà. Perché è più facile avere 100 compatimenti virtuali che impegnarsi a trovare una soluzione oppure accettare di buon grado una situazione spiacevole. Poi diciamocelo, il caldo il freddo e la neve, non è che siano proprio insostenibili (alluvioni a parte).
L’abitudine a lamentarsi non fa altro che renderci più propensi all’insoddisfazione.

Una volta come facevamo a gestire il caldo il freddo la pioggia, la noia, la gente maleducata. Ci sentivamo forse più soli, più incompresi, meno vicini? Non direi. Magari ce la facevamo passare, o andavamo da un amico o perché no, parlavamo col nostro partner o coi nostri genitori se era una cosa seria. Ora no, lo scriviamo su FB e due minuti dopo stiamo già a chiederci perché nessuno ha cliccato mi piace o ha commentato.  Ci fa stare davvero bene questo?

Poi c’è il fattore curiosità. Ma mi interessa davvero sapere cos’a mangiato Tizio, o che vestito ha comprato Caio? Che Sempronio ha un paio di scarpe nuove e che sta andando in palestra/a correre/a fare shopping?

Sono questi i rapporti? Vorrei che la gente si ricordasse del mio compleanno perché se lo ricorda davvero, non perché c’è scritto in alto a destra sullo schermo. Devo aspettare che qualcuno lo scriva su FB per scoprire che ha un problema o che si è lasciato con il fidanzato? Mi è capitato di scoprire addirittura un lutto tramite FB. Ma stiamo scherzando???

Quindi, perché non chiudo il mio profilo FB? Ho sviluppato anche io la mia Cyber Arianna che viaggia parallela all’Arianna terrestre? Eppure tanto parallela non è, se la Cyber Arianna ha fatto diventare più insofferente e ficcanaso l’Arianna Terrestre.  Eppure, Cyber Arianna sta là e non se ne va. Perché non chiudere la storia della Cyber Arianna? Paura forse, di scomparire, di non sapere, di non contare nulla. Di tornare a contare gli amici sulle dita di una mano. Sarebbe davvero una brutta cosa?
La paura però non può fermarci, non deve fermarci. La paura è una cosa cha fa marcire l’anima.

Forse chiudo tutto, baracca e burattini. Il blog però resta. Il blog è mio, il blog sono io.

Arianna Terrestre going online!

Per un giro di riflessioni sull'argomento, ecco gli altri partecipanti. Buona lettura!
  1. Alessia scrap & craft - http://www.4blog.info/school
  2. MammaMoglieDonna - http://mammamogliedonna.it/staffetta-di-blog-in-blog
  3. Micaela Le Mcronache -  http://lemcronache.blogspot.it/search/label/Staffetta
  4. Emotions Mamy - http://emotionsmamy.blogspot.com
  5. Accidentaccio - http://accidentaccio.blogspot.it/
  6. Ordinata Mente - http://ordinata-mente.blogspot.it/search/label/staffetta%20di%20blog%20in%20blog
  7. Stregatta Ci Cova http://stregattacicova.blogspot.it/
  8. Arianna - http://www.conlemaninelsacher.blogspot.it/
  9. Carla - http://manidimammacarla.blogspot.it/
  10. Mammaalcubo - http://mammaalcubo.altervista.org/
  11. Marzia B. -http://www.quellocheunadonnadice.blogspot.it/
  12. Elisa Tinella http://unaltracosabella.blogspot.it/
  13. NeoMamma On Board http://neomammaonboard.blogspot.it/
  14. Ma la notte no! http://malanotteno.wordpress.com
  15. Cristina - http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it/search/label/Staffetta%20di%20blog%20in%20blog
  16. Norma - http://voglioilmondoacolori.blogspot.it/
  17. Mammamari http://mammamari.it/tag/di-blog-in-blog/
  18. Sara Stellegemelle http://www.stellegemelle.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
  19. Berenice  http://chiomadiberenice.blogspot.it/
  20. Sara http://www.nuvolositavariabile.com/
  21. Giulia Vita da Stre...mamma http://curvymommystyle.wordpress.com
  22. Facciamo festa insieme http://facciamofestainsieme.blogspot.it/

domenica 15 dicembre 2013

Staffetta di blog in bog

Se il Natale venisse cancellato dal calendario, "cosa" rimpiangeremo veramente?


1. Mamma & Donna - www.mammaedonna.info
2. Sara NuvolositàVariabile -http://www.nuvolositavariabile.com/
3. Manidimammacarla - http://manidimammacarla.blogspot.it/
13. Carlotta e Tessy - http://www.meetyourmood.com/
18. ilde garritano - www.mammadiludovica.com
19.ilde garritano - www.mammefashon.wordpress.com
22 Mammamari - http://mammamari.it/
23 Beat - Mamma...e ora che faccio? - www.mammaorachefaccio.com

venerdì 8 novembre 2013

"La Sindrome del Bianconiglio". Vale più un minuto o un euro?


“Arianna! Hai la Sindrome del Bianconiglio” Mi dice mia madre.
Per me il tempo è importante.  Odio arrivare in ritardo e mi dà fastidio quando una persona con la quale ho appuntamento arriva in ritardo. Mi dà fastidio e mi spiace, perché ho ancora nelle orecchie le parole di mio nonno che da piccola mi diceva: “Del tuo tempo puoi fare quello che vuoi, ma non di quello degli altri”.
Forse è per questo che per me il tempo è un valore davvero importantissimo. E’ una risorsa che se ne va, ticchettando leggermente. Subdolo nel suo scorrere. Lo lasciamo fare, glielo permettiamo. Così come se lo facesse a nostra insaputa. Forse perché i giorni si ripetono e ci sembrano uguali. Forse perché lo cataloghiamo nella sua ciclicità. Minuti, giorni, ore, settimane.  Calendari e calendari; via uno dopo l’altro.
 
Lo so, lo so. Sto parlando come una donna anziana. Ma il tempo ed il suo scorrere così poco indulgente con ciò che noi facciamo con lui e come ne disponiamo fa scrivere e pensare.
Il testo di una canzone di una persona che conosco scrive, o meglio canta “Don’t you think it’s morbid, to be dying when we’re fine”. Non è, ne sarà l’ultima delle riflessioni sulla caducità del ticchettio.
Tempo fa dicevo così: “Il tempo: una risorsa spietatamente democratica e l'unica equamente distribuita. “
Ma perché ora di nuovo tutto questo panegirico sul prezzo e la preziosità del tempo. Ebbene, qualche giorno fa stavo discutendo animatamente nel cercare di dare una risposta a questa domanda: E’ preferibile fare una strada più lunga che si percorre in meno tempo,  o una strada più corta che si percorre in più tempo??
In altre parole: privilegiare i consumi di una macchina per ogni km e quindi i soldi per la benzina  o il tempo che si impiega per andare da A a B???
Io sostenevo che avrei privilegiato la strada più lunga ma più veloce anche a fronte di un conto più salato per la benzina.  Preferisco fare 50 km in 35 minuti che 35 km in 50 minuti. E questo perché si traduce in mezz’ora di più al giorno di cui disporre a mio piacimento.
Questo è sfociato in una grande discussione. Evidentemente te lo puoi permettere, di spendere di più al mese per la benzina. Mi si diceva.
No, non ,me lo posso permettere. Anzi.
Però secondo me nessuno di noi è nella condizione (almeno scientemente) di potersi permettere di perdere mezz’ora al giorno.
Questo perché, quanto a tempo, siamo tutti poveri allo stesso modo o ricchi allo stesso modo.  
Un minuto è un minuto sia per me che per Bill Gates o Berlusconi.
Alla fine abbiamo concluso convenendo dicendo che la via più veloce essendo la tangenziale porta anche ad un consumo minore di benzina….
Però il discorso del valore del tempo ed il valore del denaro non ha trovato un accordo.
Vale più un minuto o un euro???
Per me un minuto.
Il tempo è l’unico valore non rimborsabile.
Sono matta?

lunedì 21 ottobre 2013

di maglioncini di lana, cappelli e matite colorate


Vecchio Castagno - Richmond Park - Londra

Domenica mattina esco da casa con il metronomo dei miei tacchi sul marciapiede.  Una bava di borino fa sollevare qualche foglia d’acero rosso dall’acciottolato di sampietrini. L’autunno è così: una seconda primavera. Un campionario di profumi che vanno a sbattere sul naso e, un po’ simili alle Madeleines di Proust, portano a galla i ricordi come appesi a bolle d’aria che risalgono in superficie.
Sarà che quando le donne invecchiano, amano sempre di meno il caldo. Sarà che con gli anni divento sciocca e sentimentale. Sarà che l’autunno è naturalmente una stagione nostalgica, proprio come me ultimamente. Sarà che…boh, ma ultimamente la stagione fresca che prelude al periodo di giornate corte e buie mi piace un sacco e mi coccola segretamente coi suoi colori.

L’autunno per me ha tre odori. Quello dell’Olea Fragrans, fresco, dolce e per nulla stucchevole. A Udine ci sono tanti arbusti di questo tipo, specialmente nella mia via e nel mio quartiere. Si vede che tra gli anni 60 e 70 andava di moda, tant’è che le piante ora sono alte alte e hanno delle robuste fioriture. L’Olea Fragrans ha due fioriture: una a settembre ed una più tarda ad ottobre. Così per me quell’odore richiama il ricordo delle matite colorate, dei quaderni a righe e dei grembiulini bianchi.
Poi ci sono le foglie di tiglio secche, che mi portano di botto a quando giocavo nel cortile della scuola saltando a piè pari nei cumuli che il giardiniere accatastava ordinatamente e attentamente attorno al tronco degli alberi. E che altrettanto attentamente noi sparpagliavamo di nuovo in giro. Un odore inconfondibile. Mi aspetto di sentire la campanella da un momento all’altro.

Per ultimo, l’odore del primo camino acceso. Anche se non si vede, lo si sa subito. Qualcuno ha acceso il camino e l’odore di legna bruciata si mischia a quello di foglie sette e fioriture autunnali, traghettandoci verso l’inverno. Le volute di fumo chiaro dai camini sono le vere colonne d’ercole che, oltrepassate, portano dirette alla “brutta stagione”.
Ma, perché mai brutta? E’ la stagione della zucca, delle castagne e del pane caldo. La stagione in cui si riaccende volentieri il forno e si mangia ancor più volentieri polenta e formaggio. La stagione in cui con una camicia, un maglioncino di lana e un giubbino stai bene. Bene e basta. Non fa né caldo, né freddo. L’aria è piena di profumi e si può mangiare liberamente una fettona di crostata alla crema intinta in una tazza di Earl Grey caldo. E’ la stagione dei pisolini e delle dormite. Del caffè caldo preso la domenica mattina al bar leggendo il giornale.

Fra poco verrà la stagione i cui, la sera, guardando ad ovest, si vede il cielo terso e solo ricamato dai merletti dei rami nudi degli alberi, che dal blu si infiamma di rosso e annuncia “la serenade”, la notte in cui si vedono più stelle di quante si riuscirebbero a contare.
Intanto io sto qui, davanti al mio caffè e al mio giornale, avvolta da una camicia di raso e un maglione di lana rossa. Dalla vetrina vedo tanta gente vestita con colori variopinti. Maglioni, sciarpette e cappelli sbarazzini. C’è chi passeggia col cane, chi da solo, chi con un amico. Sembrano tutti allegri e spensierati.

Forse stanno anche loro pensando ai grembiulini e alle matite colorate dei tempi della scuola.

Col nasino all'insù- Richmond Park - Londra