martedì 26 aprile 2011

La vita è imprevedibile....ma lo è davvero?


Tra sabato sera e la domenica di Pasqua stavo forsennatamente scartabellando fra i miei mille libri di ricette alla ricerca di un'ispirazione. Alla fine, gira che ti rigira, approdo ad un libro che è, a mio modestissimo parere, il libro di cucina più bello mai stato scritto.

L'Artusi ha quella splendida caratteristica di riuscire a infondere tranquillità e serenità in chi lo legge e ci cerca degli spunti. Sarà per il fatto che il modo in cui è scritto dà al lettore la sensazione di sicurezza di tutti il libri navigati. O sarà forse quell'italiano un po' polveroso e rassicurante, che nel suo richiamare il passato lascia trapelare una saggezza nonnesca nella quale ognuno di noi ripone la fiducia di anni di esperienza culinaria. 
Parole come "diaccio", "dimenare", "ova", che hanno l'odore di un vecchio libro trovato in un baule in cantina, danno la sicurezza che la riuscita della ricetta prescinda la bontà del forno, delle fruste elettriche e di tutta la gastro-tecnologia di cui ci circondiamo.


Come si suol dire back to basics, ma di questo parleremo la prossima volta.

Quest post però non è incentrato sulla meravigliosa tranquillità suggerita da un grande classico, ma sulla costante imprevedibilità della vita. L'inaspettato è un'altra cosa rassicurante dell'essere vivi.
Un ossimoro?? Secondo me, no.

Stavo pensando: " A Pasqua non succede mai niente questo post sarà una nuda ricetta e basta".
...Dilettante!

Mi sveglio, decido! E Pasticcini di riso dell'Artusi, sia! Fai bollire il riso nel latte, fai raffreddere, aggiungi le uova metti in forno e via. Non è una ricetta astrofisica. Niente che coinvolga doti particolari di deco-pasticceria creativa. Ricetta semplice, infallibile, a prova di scemo!

E qui ritorniamo al primo post di questo blog: perchè fare le cose con calma quando puoi fare tutto assieme e male???
Metto a bollire i riso, col latte buono e il burro buono e lo zucchero grezzo buono, tutto secondo i crismi. Tutto bene, il latte bolle, non trabocca, il riso bolle, ha un profumo stupendo. Tutto bene. Aggiungo l'aroma d'arancia...inebriante. Tutto bene.
Mi ricordo che devo fare una cosa che richiede attenzione con il computer. Abbasso il fuoco perchè il riso ha quasi asorbito tutto il latte?Tutto bene? No, niente bene!

Niente bene perché dopo 10 minuti che il riso quasi asciutto cuoce in una quantità di liquido esigua, comincia ad assumere l'aspetto di un frico di patate per allontanarsi tristemente da quello di morbida crema bianca. Quella pregevole croccante crosticina bruna, che tanto sta bene sul frico! Una splendida voluttuosità tenera e bianca che si trasforma nel più rustico e crostifero dei nostri piatti regionali.

Sventurata Arianna! E io che volevo solo fare una morbida crema di riso e latte.
Al dolce crepitio, tipico delle patate che sfrigolano nel Montasio raggiungo di corsa il mio frico-di riso e latte! Con un grugnito e qualche (forse qualcuna di più) imprecazione finisce tutto nel cestino. Sventurata Arianna! Sono le 11:30 e non riuscirò mai a rifare tutto per pranzo!

Telefono a mia mamma: "Vengo da voi ora e faccio i dolcini nella vostra cucina, altrimenti non c'è verso che si mangi il dolce oggi!"

Ecco che arriva la seconda parte dell'imprevisto. Arrivo a casa dei miei, intenti a preparare il menù di Pasqua. Normalmente nella cucina dei miei c'è spazio per una sola persona.
Spazio non effettivo, ma concettuale, che in fondo è l'unico spazio che conta!

Metti due Buzzioli in una cucina e la stanza è già affollata come la Central Line di Londra alle 9 di mattina.

Trovo mio padre e mia madre che guardano qualcosa nel secchiaio. Guardano questo qualcosa con lo stesso sguardo perplesso con cui si guardano le istruzioni di montaggio di un mobile IKEA.
Una ciotola piena di una poltiglia bianco vedrastra che solo dopo richiesta si rivela essere purea di asparagi.
Ma che fate? TUO PADRE, (già non è più Suo marito) vuole dare più sapore al risotto così ha lavato gli asparagi, li ha spellati, li ha lessati e li ha passati al passaverdure. Laborioso! La purea bianco verdastra finisce nel soffritto. Soffrigge. Asaggiamo il prodotto sempre guardando la pentola con lo stesso sguardo meditabondo.
Difficile descrivere con sufficiente chiarezza l'intensità della nota amara del prodotto.

Mio padre impreca e via tutto nel cestino! (e due!!) Mia madre si aggira nella SUA cucina e guarda mio padre come si guarda una persona che sta usando maldestramente una cosa a cui tieni. Un misto di pietà e apprensione. Nel frattempo io cerco di mescolare il mio riso nel latte, cercando di muovere solo il polso e non dire nulla.

Mio padre decide di rifare il soffritto stavolta solo con le punte degli asparagi rimasti perchè il resto ha la consistenza delle canne di bambù. Ora parte la vera natura Buzziolo. Nei momenti di tensione moi padre non trova niente.
"Patriziaaaaa: dov'è il tagliere? Dov'è il coltello? Dove sono gli asparagi? Patriziaaaaaaa! Ma dov'è finita quella donna!"

Io mescolo e taccio.

Alla fine devo infornare i dolcetti, il composto è freddo, ho aggiunto i tuorli, montate le chiare, incorporate. Il risotto è cotto. Ma io ho bisogno di altri 3 minuti. Crisi familiare!

Mio padre:"Ecco, propite cumò tu as di metiti a fa ches robis! Ecco, il ris al'è dut dur!Ecco, podin butà vie dut!" Ecco, proprio adesso devi metterti a fare 'ste cose. Ecco, il riso è tutto duro (non all'onda). Ecco, possiamo buttare via tutto"

Figlia Degenere!

Alla fine il risotto era una delizia, proprio come solo mio padre sa farlo. Cremoso e all'onda, nonostante l'attesa per l'inforno-dolcini. Un'altro grande classico, paladino della semplicità. L'agnello di mia mamma è una poesia di morbidezza e erbe aromatiche. I dolcini, poi erano una delizia, morbidi, ariosi, profumati, semplicemente goduriosi. Sarà stata l'adrenalina nell'aria, l'ingrediente segreto?!?!?

Ecco la ricetta con le parole dell'Artusi.  Naturalmente senza glutine, questa ricetta ha il sapore confortante dei dolcini della nonna. Soffici e per nulla pesanti, grazie all'aggiunta delle chiare a neve, questi pasticcini sembrano dei piccoli soufflé dorati. Per una festa di famiglia direi che sono stati proprio l'ideale.
Io non ho messo i canditi perchè non li avevo e li ho sostituito con il Mitico Aroma Spumadoro che si trova solo alla COOP.

Riso, grammi 150.
Zucchero, grammi 70.
Burro, grammi 30.
Candito, grammi 30.
Latte, decilitri 8.
Uova, n. 3
Rhum, cucchiaiate n. 2.
Sale, una presa.

Cuocete moltissimo il riso rimuovendolo spesso col mestolo perché non si attacchi. A due terzi di cottura versate lo zucchero, il burro, il sale e il candito tagliato a pezzettini. Quando sarà cotto e diaccio aggiungete il rhum, i rossi d'uovo prima e le chiare montate dopo.
Prendete gli stampini da brioches, ungeteli bene col burro, spolverizzateli di pangrattato, riempiteli e cuoceteli al forno da campagna. Sono migliori caldi che diacci.
Con questa dose ne farete 12 o 14.

giovedì 21 aprile 2011

"Era ora !" disse l'augusto genitore!


Sabato sera sono andata ad una festona di corridori incalliti. Personaggi filiformi e atletici che, presi da raptus di pazzia domenicali, vanno a macinare chilometraggi folli sfrecciando fra le viti e i pioppeti della Bassa friulana.

Atleti che, tanto quanto il mio collega yoga dipendente, contano le calorie dicendo: "Guarda che ogni chilo in eccesso, vuol dire 4 secondi in più al chilometro!"

Alla luce di queste premesse, e del fatto che per ogni coppia c'è una persona che compensa le pazzie dell'altro - di solito con pazzie opposte, ma pur sempre pazzie - , le mogli di questi atleti sfornano delle torte il cui contenuto di burro è inversamente proporzionale al desiderio dei mariti di mangiarle.

Sulla distesa di tavoloni da sagra, ricoperti dagli ormai rersti di una maratona di cibo furente, appare una torta grande un metro quadro, profumatissima, morbidissima che, dicono, si sgioglie in bocca. Gola!

Chiedo ad una di loro, "Mi dai la ricetta, dato che questa torta ha proprio una bella faccia?"
"L'ho presa da Cotto e Mangiato, il libro della Parodi", dice Lei.

Ok, domattina la faccio, dato che questa sera vedrò i miei genitori e una tortina, la domenica ci vuole per addolcire il pensiero del lunedì che avanza.
E' domenica mattina, le librerie sono chiuse...ci sarà qualcuno su internet che ha provato a farla, no?
C'era.

La torta è una quattro quarti: stessa quantità di farina, zucchero, burro per la gioia delle arterie di chi la mangia. Ma io, che inorridisco alla vista del burro e so perfettamente che tanto la torta con così tanti grassi crollerà miseramente nel forno nella sua versione senza glutine, la modifico...ovviamente. Una torta davvero intelligente, una miscela che con le farine tradizionali riesce sempre, ricoperta poi di cucchiaiate di marmellata a piacere, che regalano alla torta una morbidezza e un'aroma golosissimi. 

Per nulla una torta che chiama arditezze pasticcere: ore 08:00 messi gli ingredienti nella ciotola, ore 08:20 torta in forno. Un po' di semplicità di esecuzione e assenza di fronzoli qualche volta giovano, specialmente se il risultato è godurioso.

La sera arrivo  dai miei con la torta in mano, una tortina dolcissima, quasi infantile nella forma, ricoperta di granella di zucchero e con la marmellata di fragole che fa capolino dall'esuberanza della pasta. Imbocco il vialetto a piedi, fra i meli in fiore e la quercia piena di foglioline giovani, giovani.

Mio padre i viene incontro in tenuta boschivo-militare, in diversi toni di verde, con tanto di bretelle, inchina la testa sul lato sinistro come fa sempre quando mi vede, apre le braccia e mi sorride. Mi abbraccia.

"Uhhh çe gole di vioditi" "Uhhh, che piacere vederti".

Squadra la torta, guarda me, guarda la torta, guarda mia madre "Beh, jere ore!"  Tu fasis lis tortis tu, ma mai une che rivedi fin chi!"

"Beh, era ora! Le fai tu le torte, ma nessuna che arrivi mai fin qui!

Figlia degenere!



Versione con glutine
Montare 120gr di burro con 120gr di zucchero, aggiungere il sale, 2 uova, sempre continuando a montare con le fruste. Aggiungere 120gr di farina setacciata. Versare in una tortier a e cospargere di cucciaiate di marmellata a piacere. Infornare per 10 minuti, cospargere di granella di zucchero e cuocere per altri 15 minuti.

Versione Senza Glutine
Io ho fatto due torte con un pacco intero di Mix A Schaer

500gr di Mix A Schär
125 gr di yogurt (se si vuole si può usare lo stesso gusto della marmellata usata per la superficie)
4 cucchiai di olio di mais
3 cucchiai di zucchero
4 uova

Montare le uova in planetaria con lo zucchero per almeno 15 minuti, aggiungere lo yogurt e la farina sempre continuando amontare con le fruste, aggiungere l'olio e montare ancora 5 minuti.

Versare in uno stampo rettangolare o dividere in due stampi più piccoli, cospargere della marmellata desiderata mettere la granella direttamente prima della cottura perchè questo impasto contiene del lievito a difrferenza di quello col glutine e la torta crollerebbe se si aprisse il forno.

Cuocere a 160 °C per almeno 35 minuti.

lunedì 18 aprile 2011

Una crostata per veri uomini

Giovedì sera avevo gola di una crostata, quindi ne ho fatte due! Il ragionamento fila vero??


Ebbene, io normalmente di giovedì sera pasticcio, in modo da poter concludere la settimana lavorativa portando una bella torta ai miei uomini, dei tatuatissimi soggetti dalle voci grosse, nella ditta dove lavoro. Persone che sfoggiano tigri e dragoni e geometrie maori su almeno il 30% del corpo. In questa ditta, dove io sono l'unica donna, non sei nessuno se non hai almeno un tatuaggio...mi sa che ciò comporta la necessità che io mi tatui un drago gigante sulla schiena, come Lisbet Salander, de "Gli uomini che odiano le donne".

Questi soggetti, sono dei tenerissimi energumeni. Tanto enormi e duri fuori, quanto irrimediabilmente teneri dentro. Gente che si spara scatolette di tonno al naturale e fesa di tacchino alle 9 di mattina per "far massa" e poi mi cade in deliquio come la più fragile delle donnette davanti a una crostata al cioccolato.

Io li adoro, mi riappacificano col mondo, sono toppo teneri!

Venerdì arrivo con due crostate: una quadrata per il piano di sotto, una tonda per gli uffici al piano di sopra.

Crostata depositata sul tavolo vicino alle macchinette del caffé ore 09:00 scendo alle 10:30...già finita. Al piano di sopra, uno dei miei colleghi, un salutista invasato, yoga dipendente, che calcola la grammatura di sale della verdura ne ha manguate 4 (!!!!!!!) fette. Al caffè delle 15:00 in tre si sono fatti fuori tre quarti di torta, come la più emotiva delle donne!

Uno dei miei energumeni al piano di sotto, un grande gentiluomo, mi fa notare con una cortesia e un understatement che farebbero invidia al più diplomatico dei lord inglesi, che la torta aveva un difetto: troppo piccola!

Sentite il giro di parole, e notate l'aggettivazione e gli incisi: "Brava Arianna, la torta era deliziosa, poi della taglia giusta. Nè troppo grande, nè troppo piccola. Ce n'era giusto abbastanza per un pezzettino a testa. Io però ne ho mangiati tre, di quadtratini.






Direi che per un dolce senza glutine, è un buon risultato! Dato che a crostata è sempre un tasto un po' dolente della cucina celiaca perchè la pasta frolla tende a fare la ben nota sensazione "cucchiaiata di pan grattato in bocca".

Soluzione: riempire il guscio di una voluttuosità cioccolosa e il gioco è fatto.
Questa ricetta è un adattamento di quella che ho trovato sul sito  I dolci di Pinella. La frolla ha la vanillina e un tuorlo in più rispoetto a quella con il glutine.

Ingredienti:

Pasta frolla fine:
500gr di farina Bi-Aglut
250gr di burro
200gr di zucchero a velo
5 tuorli
un pizzico di sale
vanillina
due cucchiaini di lievito

Lavorare gli ingredienti esattaente come indicato nella ricetta della frolla base.

Per la crema al cioccolato:
1 litro di latte (io ho usato lo Zimil o simile per chi fosse intollerante al lattosio)
200gr di cioccolato fondente
100gr di farina mix C dolci Schär
200gr di zucchero
un bicchierino di rum
60gr di burro

Portare il latte quasi a bollore ed elimiare la pellicina che eventualmente si forma. Versare il latte caldo a poco a poco su farina, zucchero, cioccolato tagliato a pezzettini che avrete precedentemente riunito in una terrina, avendo cura di non far formare i grumi.
Versare il composto nella pentola dove avete riscaldato il latte, portare a bollore e far cuocere fino a che la crema non abbia raggiunto la consistenza di una crema pasticcera. Togliere dal fuoco e aggiungere rum e burro, mescolare e far raffreddare.

Cuocere il guscio in bianco , ricoperto di fagioli secchi per 10 minuti a 170°C versare la crema all'interno del guscio e far cuocere 5 minuti, decorare poi la superficie con forme ricavate dalla frolla avanzata e portare il tutto a cottura per 25 minuti a 160°C. Abbiate cura di non far bollire la crema (come invece è successo a me) altrimenti sulla superficie potrebbero formarsi delle bolle che scoppiano in cottura e dovrete mascherare tutto con abbondante zucchero a velo (come ho fatto io)....Forse avrei dovuto tacere questo dettaglio....

mercoledì 13 aprile 2011

Panna e fragole, il grande intramontabile classico...quasi vintage

Stavo pensando giusto stamattina che sono una vittima dei grandi classici. Colonne portanti del vestire, del gusto, del vivere comune. Grandi classici come l'abbinamento bianco e blu nel vestire, vino bianco e pesce,  pane-burro-marmellata, petto di pollo e purè....e del sempiterno abbinamento panna e fragole!

Sabato sera c'è stata una cena dai miei amici di sempre, persone che conosco da almeno 15 anni. Ultimamente ci si vede meno spesso, e spesso manca una a turno delle colonne portanti della nostra compagnia. Chi a Padova, chi a Bologna dalla "morosa" chi in Svizzera... 

Incredibilmente ogni volta che ci vediamo è come se ci fossimo lasciati da 10 minuti e la sensazione che si ha quando l'ospite apre la porta e ti stampa un bacio sulla guancia è quella di quando si torna finalmente a casa da un viaggio.

Il cuore si rilassa e ci si crogiola nell'aspettativa delle mille cose che si hanno da raccontare.
Una torta che richiami i grandi classici ci vuole proprio in queste occasioni!
Una torta che sa di casa, di sapori familiari e confortanti, uno di quei sapori su cui si può contare, che richiamano dalla memoria i ricordi dei pranzi di tarda primavera, fatti ancora con genitori e nonni, quando le fragole si tuffavano in una ciotolina di zucchero o si ricoprivano di panna, che fuoriusciva dal sifone con la bomboletta a vite. Un oggetto che è tornato tanto di moda...come tutte le cose vintage.

Chi arriva...Ale con un melone in mano, brandito minacciosamente come lui fa di solito con la palla da pallavolo; Vale, elegante come sempre, che portauna colomba  cioccolatosa; poi Fede e Franci, tirati a lucido, ben vestiti e perfetti, anche quando si vestono "casual",  con del vino raffinato. Ad accoglierci Marco e Eva. Perfetta ospite Lei, vestita in bianco e nero (altro grande classico) indaffaratissimo e sull'attenti Lui. La serata si prospetta gloriosa. Arrivo anche io (in bianco e blu ovviamente) con una bottiglia di Malvasia, che con il pesce sta a meraviglia. Al mio fianco un egregio accompagnatore, un giovane allampanato e taciturno in mano al quale viaggia la mia tortona adagiata su di un piatto variopinto.

Eva dice che ha fatto qualcosa di semplice e dietetico. Attenzione all'aggettivazione al momento del riscontro del menù. Risotto con zucchine e surimi, e fin qui tutto bene, frittata con patate e pancetta...già meno aderente alla descrizione se non altro per il fatto che c'erano due frittate, per un totale di non meno di 16 uova...

Macedonia con gelato, ok ci sta....poi arrivo io Torta Panna e Fragole.
E qui ti frego perchè sembra una botta calorica infinita. Invece il Pan di Spagna è senza grassi, e questo lo si sa (vero????), la crema pasticcera è fatta con il latte scremato a ridotto contenuto di lattosio per Vale, che ha scoperto di esserne allergica. Nota dolente la panna...vabbè ne ho messa davvero poca! 

Ecco qui una torta nostalgica, Pan di Spagna, crema pasticcera, fragole e panna...basta. Nella convinzione che in fondo le cose semplici, come una bella maglia blu e una camicia bianca o una fetta di pane e marmellata, sono ciò che cerchiamo perchè è tutto ciò che serve veramente...

Ingredienti:
1 dose di pan di spagna
1/2 dose di crema pasticcera con la farina + 10 grammi al posto della fecola (io ho usato la Mix C Dolci Schär)
Fragole a volontà

Per la bagna al Rum:
250ml di acqua
100gr di zucchero
1/2 bicchiere di rum

Per la copertura:
Oltre alle fragole a volontà
300 gr di panna da montare
1 cucchiaio di zucchero a velo
1/ foglio di colla di pesce

Procedimento:
Tagliare il Pan di Spagna in tre e bagnarlo con il mix di acqua, zucchero e rum precedentemente mescolato a caldo. Farcire i dischi di pan di spagna con la crema pasticcera mescolata alle fragole tagliate a pezzettini. Ricomporre la torta.

La panna montata gelatinata è una super scoperta che salva le coperture e le mantiene belle e sode nonostante il tempo. Si inizia amontare la panna in planetaria o con le fruste elettriche, a metà procedimento si versa prima lo zucchero a velo, poi la gelatina sciolta in un cucchiaino (anche meno) di acqua.

Si ricopre e si decora la torta a piacimento con la panna e le fragole e si mette in frigo per un'oretta almeno...io ero tardissimo come sempre e non l'ho fatto! Serve dirlo...no non serve!

venerdì 8 aprile 2011

Crostatona inverno/primavera

Crostata alla frutta, ponte tra due stagioni



Allora, io ogni mattina percorrendo l'autostrada per andare al lavoro, gioco a Ping-Pong Radio tra RADIO 1 con il Tg regionale e Virgin Radio . Senso civico Vs Spirito Rock.

Oggi una notizia ha conciliato entrambe le parti!

Mentre ascoltavo il TG regionale una frase mi ha messo di buon umore: "l'anticiclone di origine tropicale, favorirà sulla regione in quota l'afflusso di correnti settentrionali, che inizialmente saranno ancora molto miti per il periodo". Bene! Direi bene!

La primavera avanza, l'aria è profumosissima, gli alberi sulle colline sembrano fuochi d'artificio multicolori e il mio ottimismo è alle stelle accompagnato dal Rock di Virgin!

In onore del passaggio di stagione posto una crostatona che fa da ponte tra inverno e primavera grazie alla frutta che ho usato. Le arance escono pian piano di scena ed entrano le fragole.

Questa crostata è un po' un ponte tra inverno e primavera. Volevo una torta dai colori caldi del sole, come quello che spero arrivi a scaldarci tutti ben presto dopo l'inverno lungo che abbiamo avuto. La farcitura di crema pasticcera di questa ricetta rende la torta morbida e compensa la secchezza degli impasti senza glutine e la decorazione giallo-arancio-rossa la fa sembrare un sole in miniatura.

La frutta che ho utilizzato, ananas, arance e fragole, crea un effetto tono su tono che fa da ponte tra frutta tipicamente invernale e tipicamente primaverile e crea un ponte culinario-concettuale verso la primavera!

Buona primavera, quindi! Io e Giove Pluvio ci siamo accordati e L'Osmer (il Mitico Osservatorio Meteorologico Regionale http://www.osmer.fvg.it/) ci insegna che domani ci saranno 28 gradi!

Lignano????  (http://www.lignano.com/)


Per la ricetta della base di pasta "Brisée" ho preso come spunto un consiglio trovato sl sito internet della Schär, e cioè quello di mettera la ricotta nell'impasto,che daà morbidezza e idratazione alla pasta. Infatti normalmente la frolla senza glutine, se non è completamente intrisa di burro, è molto secca e si incolla al palato di chi la mangia.

Un piacevole effetto "cucchiaiata di pangrattato in bocca"!

La ricotta consente di regalare morbidezza senza compromettere la friabilità dell'impasto.
La pasta della Schär tuttavia è troppo poco dolce per i miei gusti... quindi dato che, come dice mia mamma, un dolce deve essere innanzitutto "dolce", io ci ho aggiunto  75 gr di grammi di zucchero. A causa dell'aumento della parte asciutta ho tenuto da parte mezzo albume dagli scarti della crema pasticcera, che pur serve per questa torta, e l'ho usato come ingrediente umido per compensare l'aggiunta di zucchero.

Ingredienti:
240 g Mix Dolci Schär
150 g burro
1 presa di sale
80 g ricotta
2 tuorli d'uovo
75 g zucchero
mezzo albume circa
una bustina  di vanillina
una puntina di cucchiaino di lievito consentito

Come per la frolla già descritta, lavorare con le mani burro, zucchero, vanillina e ricotta, aggiungere le uova, il sale e la farina setacciata con il lievito. Come detto, se la pasta tendesse a sgretolarsi aggiungere l'albume tenuto da parte. Io lo faccio praticamente sempre perchè con le farine senza glutine è meglio avere una pasta un po' più idratatata e al limite cucinarla a bassa temperatura un po' di più in seguito. 

Mettera la pasta una mezz'oretta in frigo e nel frattempo pelare a vivo le arance, sbucciare e tagliare a l'ananas, e tagliare le gragole in 4 nel senso della lunghezza. Sempre mentre la frolla si raffredda bene, (e siamo arrivati quindi ad un'oretta d'attesa coi miei tempi di sbucciatura frutta) preparare la crema pasticcera con le dosi descritte nel post precedente.....o scongelare al microonde quella che avere congelato, come fa la sottoscritta! Un consiglio per la crema pasticcera: aggiungere 10 grammi di fecola di più alla ricetta che ho postato, perchè altrimenti la crema tende a rimanere troppo liquido.

Tirare la frolla fuori dal frigo e stenderla in uno spessore di poco meno di un centimetro, bucherellarla con una forchetta e cuocerla in bianco in forno a 160 gradi forno ventilato per 30 minuti.  Farla raffreddare completamente e  riempirla colla crema pasticcera.
Disporre a raggi dall'interno prima le fragole, poi gli spicchi d'arancia di un'arancia pelata al vivo e poi l'ananas,  per dare alla torta l'aspetto di un sole splendente.

Se si vuole, si può preparare una copertura di gleatina, con la gelatina per torte (io ho usato la Paneangeli) o la gelatina di albicocche della Zuegg che io trovo solo alla COOP per il momento...




domenica 3 aprile 2011

Raptus d'acquisti sconsiderati

Ognuno di noi ha un punto debole, nel settore shopping. Uno passa davanti a un certo negozio che vende un certo articolo ed è finita. Non so, sarà perché certi negozi ti riconciliano col mondo. Sarà perché uno pensa alla sensazione di poter avere tutto ciò che quel negozio contiene. Sarà solo perché, nel caso speciale, io ho un approccio patologico verso un certo tipo di articoli.

Pensiero davanti all'ingresso: "Beh, entro solo a fare un giretto" Momento dell'auto illusione-auto giustificazione.

...pensiero all'uscita: "Ecco, lo sapevo ho fatto un acquisto sconsiderato"....però guardando nella borsa, che soddisfazione!

Ci sono invece delle volte in cui, uno, unA in questo caso, si reca in un certo negozio con il proposito esplicito e palese di spendere delle cifre imbarazzanti nell'acquisto di articoli che la normalità delle persone giudica inutili o dei quali ignora l'esistenza.

Ebbene, la scora settimana sono ritornata ad Amburgo, che è stata la mia città per tre anni. Una città bellissima, fatta di acqua, di ponti e di vento. Guglie alte che spesso finiscono nella nebbia.









La giornata era partita in maniera esaltante con una colazione a buffet nel mio bar preferito: un bel libro e caffè a volontà 4 tipi di marmellata, cereali, formaggi, yogurt ecc., ecc., ecc.


















Ad Amburgo c'è Il Negozio dei Pasticceri. Un negozio che ha una quantità di strumeti, stampini, utensili, grembiuli assolutamente insuperato. Una specie di Ikea della cucina che si chiama Handelshaus Laegel.
Questo è un paradiso del pasticcere per due ragioni:  in primo luogo perché questo negozio è gestito da due Signore cicciottelle e paciose, che si vede benissimo che passano tutto il loro tempo libero confezionando robine burrosissime e cioccolatose; in secondo luogo perché le quantità sono assolutamente imbarazzanti.

Una parete di stampini per biscotti, molti dei quali sono tornati in Italia con me

Un'altra parete di stampi da dolci, in silicone e materiali che non avevo mai visto prima

...e una solo di ciotole...

 Allora io dico, dopo cotanta bieca provocazione, come fanno una persona come me ed il suo portafoglio ad uscire incolumi da questo negozio???

Risultato 42 euro spesi in stampini, il prodotto dei quali è la placca di frolle immerse nella glassa di cioccolato del post precedente!