domenica 31 luglio 2011

Vulcanotorta per animi esplosivi: Compleanno parade Parte 1


Non so perché, a me le torte fatte nella tortiera tonda riescono sempre a forma di vulcano. Ho provato di tutto: forno alto, forno basso, ventilato, statico. Niente, il mio forno fagocita impasti perfettamente paralleli al suolo e restituisce torte entusiasticamente somiglianti al vulcano Mauna Loa. Il mio forno restituisce torte simpatiche, ma non certo aderenti ai crismi dell'alta pasticceria.

Giovedì due dei miei colleghi compivano gli anni. Due persone interessatissime, vulcani di creatività, vita e idee. 
Uno dell'amministrazione, piccolino e mingherlino. Lunatico e mutevole come una donna. Secco, come si dice in Friuli, ma con una grinta che diventa perfino aggressività se lasciata a briglie sciolte. Una personcina che al primo incontro ti sembra professionale, anche se informale, che tiene i bilanci sulla punta delle dita e ci gioca come fossero biglie, e che invece dopo un po' si rivela in tutta la sua furia. Un uomo che all'arrivo del caldo e delle maniche corte rivela un braccio ricoperto di tatuaggi e che tutto tronfio arriva in saletta caffè e, tirando su la manica fino alla spalla, dice: Oh, ragazzi. (Pausa, sorriso fiero) Ho finito il braccio!
Alla domenica lo potete trovare appeso a una corda su strapiombi di considerevoli altezze, mentre si regge con una mano su uno spunzone di roccia….ecco, detto tutto!

L'altro, davvero silenzioso, un sorriso timido, sguardo che si alza a stento dai quadri elettrici, che non parla di sé, che sembra perfino fragile nella sua timidezza, ma con un ego e una forza interiore, una creatività e un fantasia che sorprendono. L’elettronico in questione è una persona che nuota nei quadri elettrici per lavoro, ma compone musica, si intende di chimica….e fa mosaici nel tempo libero! Ma io dico: la natura umana, non è forse una cosa meravigliosa?

Queste sono persone che mi stupiscono ogni giorno con la loro profondità d’animo, la loro tridimensionalità di interessi. Sono persone variopinte, che stimolano curiosità e danno l’idea di dinamismo interiore che mi fa ben sperare nelle sorti del futuro.

Se dessimo il mondo in mano a persone del genere, io francamente mi sentirei molto più sicura. Altro che università!

Per loro ho fatto una torta che avevo già fatto per l’energumeno dell’ufficio tecnico, come post produzione dopo il mio coraggioso tentativo e l’arditezza nel portare una torta alla frutta. Ho sostituito parte della farina con farina di mandorle, giusto per dare un tocco diverso e l’ho decorata con mandorle a lamelle, ingrediente che ormai compare in molte preparazioni dato che ne ho comparto un chilo e devo utilizzarle prima che soffrano troppo il caldo! Potrei chiamarla, vendetta al cioccolato e mandorle.

A pensarci bene, la forma vulcanica ben si adatta ai destinatari della torta. Vedi, niente succede per caso!


mercoledì 27 luglio 2011

Focaccia lievitata di mele per una domenica autunnale di Luglio



Che Domenica sia stata la giornata più tristemente fredda del mese di luglio che io ricordi è una verità assodata dalla collettività.
Domenica mi sono svegliata con il ticchettio della pioggia sulle persiane, la stessa pioggia che sabato sera cadeva talmente fitta e forte da impedirmi di vedere i lampioni dall'atro lato della strada. (e che, per inciso, ha vinto la tenuta dei miei infissi causando cascate d'acqua che hanno rovinato il mio parquet)

Ora, una cosa che mi ha insegnato la Germania del nord è che arrabbiarsi contro il tempo con serve a nulla.  Dice Confucio: arrabbiarsi perchè a luglio ci sono 11 gradi conditi da una generosa manciata di vento non serve a nulla. 
Sarà, dico io, che non sono germanica e nemmeno confuciana, ma io al Mare ci sarei andata volentieri.

Mi alzo, mi vesto e prendo in mano l'ombrello, vado in Piazza San Giacomo, uno dei miei posti talismano. Questa è una piazza che in ogni stagione è magica in maniera diversa, pur mantenendo comunque la sua natura d'incanto. 
Vado nel mio bar preferito, di cui un giorno pubblicherò le foto. Un baretto delizioso, il cui pubblico naviga attorno ai 60, un posto dove ti siedi, puoi leggere mille giornali e non c'è la musica tunz-tunz che ti distrae.  Caffè, rivista e Messaggero Veneto. La mia colazione della domenica.

Torno a casa e mi dico che, con questa giornata, a parte pulire e fare un dolce che ti riscaldi l’umore non si può fare altro. Non so perché, ma mettere ordine fra ciò che c’è all’esterno mi aiuta anche a fare ordine e pulizia fra ciò che ho dentro. Il mio salotto esteriore e interiore erano tanto disordinati prima quanto lindi e profumati dopo la pulizia. Le piante curate e bagnate, la polvere sparita, l’aria fresca e profumata. Bene, ora sì che si poteva iniziare ad imbrattare la cucina! Quella, al contrario, deve essere un po’ disordinata, perché deve rimandare alla creatività necessaria per utilizzarla al meglio!

Opto per questa focaccia lievitata naturalmente con il lievito di birra. I lievitati naturali sono il grande fantasma della cucina senza glutine, ma con questa ricetta il dolce si mantiene morbidoso anche il giorno dopo o a preparazione ormai fredda. La focaccia aromatizzata con rum e uvetta viene ricoperta da spicchi di mele che durante la cottura e la lievitazione creano un delizioso disegno cromatico e geometrico. E così si è esaurita la mia mattinata.

Nel pomeriggio, convenientemente accompagnata, vado in centro di nuovo. Domenica è stata una giornata cittadina al 100%. Qualche volta ci vuole anche la fuga dalla natura. Caffè, gelato e passeggiata, salita sul castello, ammirazione panorama montano…c’era tutto.

La giornata uggiosa e fredda è andata benone lo stesso: pulizia, focaccia e passeggiata hanno creato una piacevole sensazione di benessere e relax, avvolti nei maglioni settembrini. Un risotto ha scaldato la serata. 
Pazienza che l’arborio (unico a mia disposizione al momento) non abbia dato il meglio di sé in cottura, ma quel risotto ai frutti di mare, cucinato in compagnia è uno dei più buoni che io abbia mangiato. Sarà stata la mantecatura a 4 mani, l’ingrediente segreto, o forse le chiacchiere durante la preparazione, o forse il sorriso candido dall’altro lato della tavola.

Non so, fatto sta che la cena sapeva di Mare, di Casa e d’Affetto.

Anche il calore umano è commestibile.



Questa focaccia è incredibilmente semplice da realizzare, per un lievitato senza glutine e riesce sempre, anche cambiando tipo di frutta. La presenza della uova, dell’olio e dell’acqua le danno l’umidità e la struttura giuste perché si mantenga bene anche da fredda

350 gr di farina Bi-Aglut
200 ml di acqua tiepida
1 cubetto di lievito di birra consentito
½ bicchiere d’olio di semi
un uovo grande
150 gr di zucchero
mele e uvette a piacere, quest’ultima ammollata nell’acqua calda e rum

Sciogliere nell’acqua tiepida il lievito di birra con un cucchiaio dello zucchero e lasciar riposare 5 minuti. Impastare assieme tutti gli ingredienti tranne le mele con le fruste a gancio e lasciar lievitare coperto da pellicola a 40 ºC per 35-40 minuti. Mettere le fettine di mela tagliate sottili sulla superficie e cospargere di zucchero a velo. Cuocere a 180ºC per 50 minuti.

giovedì 21 luglio 2011

La mia prima torta da matrimonio! Voluttuosità pannosa da cerimonia.


Ci siamo! Ho fatto la mia prima torta da cerimonia.

Sabato scorso ero una degli invitati al matrimonio di un amico, ed essendo io uno degli invitati celiaci, mi sono offerta di preparare una torta senza glutine.

Non ha molta importanza che i celiaci fossero una manciata.  Come si sa, io non vado d'accordo con le mezze misure.

Al nobile grido di "O tant, o nuie"  "O tanto, o niente!" è uscito dalla mia mini cucina un metro cubo di voluttuosità pannosa ripiena di chantilly con croccante al Rum, decorata di svirgoli di cioccolato fondente e mattonelle di caramello dorato.


 
Una preparazione serale a puntate durata due settimane, tra acquisto degli ingledienti, e preparazione dei vari componenti, conservati separatamente fino ad assemblaggio della sera prima.

La sequenza di foto mostra la mia attività serale (notturna) e il conseguente risultato delle 6:00 della mattina dopo con 4 ore di sonno di rilassato intermezzo.


Il risultato è stato straordinario, e da qui si deduce che non vado nemmeno d'accordo con la modestia. Però dai, in effetti, era proprio una bella torta. Ma soprattutto era una BUONA torta.

L'aroma di rum si sentiva bene, la torta era dolce, ma non troppo, la panna ha tenuto anche grazie alla gelatina. Un'aria fresca proveninente dal nord Europa ha anche fatto sì che la temperatura torrida dei giorni passati scomparisse, consentendo alle decorazioni di cioccolato di non sciogliersi tristemente sulla panna. Insomma il grande Giove Pluvio, Il grande Eolo e la più potente Dea della Fortuna (per gli amici friulani prosaicamente detta Cûl), un team insomma di tutto rispetto, mi hanno nobilmente assistito nell'impresa.

La torta, anzi le torte, glutinosa e non glutinosa sono state servite in giardino; tra le fresche frasche sotto dei gazebo bianchi sovrastanti grandi tavoli coperti fino a terra da tovaglie candide.

Gongolando di piacere sento in lontananza che mi si ringrazia pubblicamente per la torta. Dico in lontananza perchè con il mio consueto tempismo, ho fatto in modo di decidere di andare a cambiarmi le dolorosissime scarpe, proprio quando hanno fatto vedere la mia torta.

Al momento del dessert, un fido collaboratore smista dei biglietti da visita appositamente stampati per l'occasione, mentre io, scalzata la cameriera con un colpo d'anca, taglio la torta per chi la vuole assaggiare.

Il fatto che nessuno abbia notato la differenza con una torta normale mi lusinga non poco e dimostra a tutti il fatto che con un po' di ingegno e di esperienza si ottengono dei buoni risultati anche con farine notoriamente difficili da lavorare.  

Risultato: un bel po' di soddisfazione, accompagnata da un piacevole senso di sonno. Infatti, dopo due settimane a 4/5 ore per notte, verso le 21:30, proprio come la deliziosa bambina di una delle coppie di miei amici, la mia testa ciondolava fiacca sul palmo della mia mano, in dolce compagnia delle mie palpebre!

 

giovedì 7 luglio 2011

Emotions recollected in tranquillity




Oggi mi concedo un altro post della vena nostalgico-malinconica. Abuso di spazio web per catarsi personale.

Oggi il mio amico Luca è partito per la Grande Germania. Un posto dove ho vissuto per qualche anno. Che dire? essere felici? essere tristi? Sono tutt’e due. Quando parte una persona cara, io mi sento un po’ come penso si siano sentiti i miei quando sono partita io. Empaticamente felice per chi parte, autisticamente impensierita dal vuoto che essa lascia, perché tutti in fondo siamo anche un po’ egoisti nel pensare a quanto ci mancherà quella persona che vive nel nostro cuore.

Luca, il mio navigatore di fiducia, dei tempi in cui armati della mia panda bianca 4x4 si partiva, membri di una comitiva di 20/24 persone, alla volta della Croazia, se ne va spero per lui per lungo tempo, in una ridente località del sud ovest della Germania.

Con Luca che fino a ieri abitava a quattro passi da casa mia,  si va spontaneamente a prendere un gelato o a bere un tè in Piazza San Giacomo. D’inverno o quando piove ci si mette al tavolo vicino alla finestra e si guarda la piazza illuminata in giallo oro e si parla di mille cose, importanti e non. Luca ti guarda, prende uno dei biscottini dal piattino del bar, annuisce da dietro gli occhiali e sorride. Un sorriso sincero e rassicurante di chi ha tratto delle buone conclusioni. Oppure si cammina, io lo prendo sotto braccio, come le damine dell’inizio ‘900; perché fare un tratto di strada assieme ad un amico è un po’ una bella metafora della vita.

Luca è una persona riservata, della quale uno scopre guai e successi in differita. Il momento passa, poi, in attimo di confidenza ti rivela che ha passato un periodaccio. E io mi arrabbio perchè lui non mi ha detto niente. Così succede anche per le cose belle che gli succedono. Questo è ciò che mi innervosisce, ma anche che mi affascina delle persone riservate.

Persone, insomma, che sono giusto il mio contrario.

Stavo pensando a come noi tutti tendiamo a circondarci di persone che, almeno quelle a noi più vicine, a volte sono proprio il nostro negativo. Il nostro contrario. Persone che ci compensano, ci completano, riempiono i nostri vuoti e le nostre mancanze e per le quali noi prestiamo lo stesso servizio. Persone che fanno bene ciò a cui noi riesce meno bene e viceversa.

Sembra un’ovvietà…e lo è in fondo. Tuttavia io penso che nessuno arrivi abbastanza vicino a comprendere questo pensiero, altrimenti staremmo davvero tutti un po’ più tranquilli.

Sono poche le persone che riescono a parlarci, veramente. Di recente una persona cara al mio cuore mi ha detto, “Arianna, dove non arrivi tu, arrivo io”. Un piacevole senso di tranquillità mi ha scaldato cuore e pancia. La tranquillità della certezza che da soli si fa ben poco, e va bene così.

Hey you! Together we stand, divided we fall.

martedì 5 luglio 2011

A casa


Ci sono dei momenti in cui ognuno di noi sente in cuor suo di aver bisogno del suo talismano. A volte è un oggetto, a volte un’idea, un ricordo, un sogno, un desiderio. Effimero e concreto assieme. Qualcosa che ci infonde sicurezza e ci riporta vicini al nostro nocciolo. A ciò che è indispensabile.

C’è una fotografia, che ha il potere di riconciliarmi col mondo. I colori sbiaditi, polverosi e allo stesso tempo rassicuranti delle foto vecchie, che quasi si percepiscono al tatto. Una foto che nella sua disarmante semplicità fa tabula rasa delle cose poco importanti nella vita. Soldi, oggetti, quisquilie personali che appesantiscono inutilmente i pensieri e li fanno pesare sul cuore.

Questa foto mostra due persone sui 60 anni. Capelli grigi entrambi. Calzoncini corti e una polo lui, un vestitino di cotone variopinto lei. Adoravo quel vestito, mi ricordava tanto i colori della sigla iniziale di Quark con Piero Angela; un’altra delle granitiche certezze delle persone della mia età.
Ai piedi dei sandali con cinturini di cuoio spessi. Entrambi sono seduti ad un tavolo da giardino, quei tavoli di graniglia tipici degli anni 70; sullo sfondo un pergolato di vite di un giardino friulano.

Si guardano, sorridono. Un sorriso complice: uno di quei sorrisi di chi sta insieme da una vita e parla ormai senza bisogno di emetter suoni. Un cenno, uno dei due annuisce, l’altro anche. Detto tutto. Che cosa, lo sanno solo loro.

Questa foto carpisce un momento e in un momento c’è un intero dialogo.

“Sai?” dice lei
“Lo so” risponde lui.