martedì 5 luglio 2011

A casa


Ci sono dei momenti in cui ognuno di noi sente in cuor suo di aver bisogno del suo talismano. A volte è un oggetto, a volte un’idea, un ricordo, un sogno, un desiderio. Effimero e concreto assieme. Qualcosa che ci infonde sicurezza e ci riporta vicini al nostro nocciolo. A ciò che è indispensabile.

C’è una fotografia, che ha il potere di riconciliarmi col mondo. I colori sbiaditi, polverosi e allo stesso tempo rassicuranti delle foto vecchie, che quasi si percepiscono al tatto. Una foto che nella sua disarmante semplicità fa tabula rasa delle cose poco importanti nella vita. Soldi, oggetti, quisquilie personali che appesantiscono inutilmente i pensieri e li fanno pesare sul cuore.

Questa foto mostra due persone sui 60 anni. Capelli grigi entrambi. Calzoncini corti e una polo lui, un vestitino di cotone variopinto lei. Adoravo quel vestito, mi ricordava tanto i colori della sigla iniziale di Quark con Piero Angela; un’altra delle granitiche certezze delle persone della mia età.
Ai piedi dei sandali con cinturini di cuoio spessi. Entrambi sono seduti ad un tavolo da giardino, quei tavoli di graniglia tipici degli anni 70; sullo sfondo un pergolato di vite di un giardino friulano.

Si guardano, sorridono. Un sorriso complice: uno di quei sorrisi di chi sta insieme da una vita e parla ormai senza bisogno di emetter suoni. Un cenno, uno dei due annuisce, l’altro anche. Detto tutto. Che cosa, lo sanno solo loro.

Questa foto carpisce un momento e in un momento c’è un intero dialogo.

“Sai?” dice lei
“Lo so” risponde lui.