martedì 6 dicembre 2011

Il matrimonio del Papu e Elena



Più si invecchia più si diventa sentimentali. Ogni giorno che passa me ne convinco di più.

Lo scorso sabato stavo passeggiando per le vie che portano da casa mia a piazza primo maggio a Udine. Costeggiavo la roggia che passa vicino alla Madonna delle Grazie, e guardavo il gruppetto dei Germani Reali che hanno eletto quella cornice liquida che cinge la chiesa tra via San Valentino e lo Stellini a loro casa.

Guardo il Campanile del Castello e l’Angelo, da poco agghindato a luminosa Buona Stella della città che indica fermamente sud-sud ovest. Piove anche oggi, come pioveva Sabato scorso.

Sabato Scorso si è sposato il Papu. Sabato 3 Dicembre, una data che ha messo in seria difficoltà la parte femminile, causa vestiario. Una data che ci è stata comunicata con lo stesso preavviso con cui si organizza una Pasquetta! Ma il Papu e Elena sono così, informali, rilassati, privi di qualsiasi rigidità, e a me va bene così.

Insomma, alle ore 07:45 aspettavo fuori dalla porta del mio condominio l’armata degli “AmigosdiUdine” und gruppo di irriducibili, che ora sono sparsi per mezza Europa e per mezza Italia, ma che nelle occasioni si riuniscono sempre come uno sciame di api. Non ricordo una Pasquetta, un Ferragosto, un Capodanno che sia passato senza che gli AmigosdiUdine si riunissero. Per l’occasione anche il mio accompagnatore spilungone, il cui ritardo è costante e intrinseco come quello dell’Eco di una voce, arriva addirittura con 15 minuti di anticipo sull’anticipo. Ineccepibile, preciso e sbarbato di fresco, neanche un capello fuori posto, ha l’aria di uno scolaro del liceo classico degli anni venti. Tirato col righello. Proprio uguale a me, che sono là fuori che mi sto truccando mentre aspettiamo gli altri sotto la linda dell' ingresso.

Arrivano Fede e Franci, con Marco e Eva; Ale e Vale, poi Max. Ci si organizza nelle macchine e si parte. I nostri movimenti scanditi dal metronomo del tergicristalli. Arriviamo a Padova. Ale, il cui bioritmo è stato pesantemente disturbato dall’assenza di una colazione sopra le 900 Calorie si fionda su una pastina e su un cementizio pezzo di salame al cioccolato offerto dal super-organizzato bar della canonica, somigliante alla mia immagine mentale di Honeydukes/Mielandia dei libri di Harry Potter.

Arrivano i Lorenzi e Barbara da Bologna, Luca dalla Germania visibilmente asciugato da ore impossibili trascorse in laboratorio a osservare molecole; Marco e Natalie da Lugano, Luca e Sezin da Milano.

Arriva Papu, non so se fosse nervoso, Papu non lascia trasparire mai niente. A parte un commento sulla meraviglia per i miei tacchi e al fatto che, pur avendoli, fossi riuscita a corrergli incontro per dargli il solito abbraccio stritolatore, che è ormai diventato il nostro saluto.

Arriva Elena, ci stupisce con tubino e mantellina di lana bianca, cappotto bianco e grintosissimi stivali. Ma soprattutto col bouquet, comparso solo in un secondo tempo, fatto di rose di filo di lana candida
La chiesa, bella, semplice e poco addobbata, sincera e semplice, come la mia immagine di loro due. Il frate, simpatico e al passo coi tempi, conosce gli sposi. Ciò gli permette di fare dei commenti sentiti e sensati, che giocano sulla rappresentanza di due regioni italiane, vicine ma distinte. Cocciuta, concreta e senza fronzoli questa coppia Friulo-Trentina. La voce argentina e spigliata di Elena segue a quella timida e sussurrata del Papu.

Arianna piange, così come un’anzianotta nonna sentimentale. Io sono molto sensibile alla poesia, alla dolcezza e ai buoni pensieri. Hanno la marcia in più che dona al mondo quel tanto di colore che gli consente di non essere solo una sfera che gira senza tempo. La luce dorata dell’angelo di Udine, i Germani Reali che sculettano allegri vicino alla roggia, la poesia della semplicità di una promessa fatta davanti alle persone a cui vogliamo bene.

Questo hanno creato il Papu e Elena. Un grande convivio, di persone attaccate da affetto e dal calore di anni passati assieme, anche se lontani. Ci hanno chiamati tutti. E tutti siamo arrivati, chi da Lugano, chi da Heidelberg, chi da Bologna, dal Trentino, da Udine, da Milano, tutti, in un abbraccio ormai internazionale su un letto di confetti candidi.

Per loro ho fatto qualcosa come 160 Biscotti Zaletti. Una specie di dolce del triveneto che nella mia mente con la sua presenza di mais e burro conciliava le tradizioni culinarie del Friuli del Papu, del Trentino di Elena e della Terra Franca che ci ha ospitati, il Veneto.

La ricetta che ho preso dalla Cucina Italiana e ho adattato alla lavorazione senza glutine è semplice e sostituisce  alla semplicità degli ingredienti la lunghezza della preparazione, quasi ad incarnare lo spirito di dedizione al lavoro di queste terre.

L’aroma da di questi biscotti una volta cotti fa parte di quei ricordi olfattivi pieni di poesia che mi ancorano saldamente alle roccaforti della mia esistenza. Sa di tradizione, di tempi passati. Profuma di certezze. Perchè chi ha bene saldi i princìpi può affrontare il vento del cambiamento con un po’ più di animo.

Un po’ come il Papu e Elena, che nella loro semplicità hanno fatto un bel salto nel futuro in veste nuova.

Come ha detto bene il frate che li ha sposati “Gesù benedice chi ha il coraggio di osare”.

Impariamo tutti!

Questa la ricetta dei miei Zaletti rivisitati Gluten Free

150grammi di farina gialla
150 gr di farina BiAglut
120 gr di burro
3 tuorli
100 grammi di uvetta
100 grammi di zucchero
semi di vaniglia
½ bustina di lievito

Mescolare le polveri setacciandole assieme, a parte lavorare burro e zucchero con le dita finchè si ammorbidiscono e diventano una crema, aggiungere i tuorli, e l’uvetta ammollata in acqua per 10 minuti.

Aggiungere la farina e senza far riposare formare delle losanghe che cucineranno in forno per 8 minuti a 160 gradi.
Spolverizzare di zucchero a velo una volta freddi


La mia cucina in piena febbre produttiva