venerdì 2 novembre 2012

Biscotti, ombrelli e passeggiate. Sono davvero vintage!

Il primo di Novembre è una giornata strana. Non saprei un altro modo in cui definirla. Una giornata sonnecchiosa che quest’anno è capitata così, buttata in mezzo alla settimana. E’ una giornata di ricordi familiari di persone che col passare degli anni sono diventate le figure di un quadro impressionista. Lontane, evanescenti, sfuocate, ma riconoscibilissime e dai colori vivacissimi. Allora si sta in loro compagnia, anche se non sono con noi, solo per il fatto di essere in famiglia.

Ieri sono andata a mangiare con i miei genitori, e sembrava di dover aggiungere, là al tavolo della trattoria almeno altri 4 posti. Io racconto la mia settimana di lavoro, parlo dei miei colleghi delle persone a cui voglio bene, del mio tempo libero a casa, di quello che mi piace fare. Si parla di cose leggere: qual è la tua pizza preferita? Meglio sottile o spessa? Ma no a me piace con le verdure! A me con prosciutto e funghi! dice mio Padre mentre mia madre mangia un piatto di spaghetti di dimensioni veramente inedite reggendo un gigantesco tovagliolo verde a coprire il colletto bianco. Parlo di quale quadro appenderò in salotto, di come ripararsi dal rumore del traffico nel mio appartamento; e nel farlo mi pare che le persone che mi ascoltano non siano solo quella accanto e quella di fronte a me. Mi pare di sentire i commenti degli altri quattro. Un dialogo a mille voci. Bellissimo e confortante.
I miei poi vanno dai parenti della bassa e mi scaricano in Porta Aquileia. Io amo via Aquileia. È un posto che magicamente sfugge e sopravvive orgogliosamente alle folle dei centri commerciali. Ci sono librerie, latterie, macellerie, drogherie, lavanderie, negozi di casalinghi e di arredamento. Chi ci passeggia piomba negli anni 80, quando ancora si “facevano le commissioni” passando in almeno 5 negozi diversi.

Io e il mio ombrello scozzese appeso al polso passeggiamo lungo la via, un luogo che la mattina, andando al lavoro non ho mai il tempo di guardare.

Passeggiando annuso l’aria umida. Oggi ho il cuore caldo caldo. Pieno di ricordi, di persone e delle loro parole, di sensazioni conosciute e per questo rassicuranti. Rivivo una routine consolidata da anni che ha il potere, come tutte le routine, di darti sicurezza e di farti sentire a casa.

Ieri alle 2 del pomeriggio Udine era tutta mia. C’eravamo io e il padrone di qualche cane che passeggiavamo per il centro. La sensazione di essere per un po’ totalmente padrone del mio tempo è meravigliosa. Entro in un negozio e mi compro qualche trucco. Ci sono io, solo io, ma oggi sono in buona compagnia. So che ci sono i miei, che ci sono i miei amici, e che fra poco sarò di nuovo in buona compagnia.

Un saltino a salutare i miei nonni di persona sotto una nebbia mista a pioggia. Li guardo e mi stupisco di quanto tutti si somiglino e mi stupisco ancora di più di quanto io non somigli fisicamente a nessuno di loro. Eppure alla fine se si mette in fila mio nonno, mio padre e me e ci si ordina di parlare sembriamo una stessa persona fotografata i tre momenti diversi. Mia madre è invece una venatura rosso vermiglio. Sottile, ma evidente che è venuta fuori con gli anni a mitigare un po’ la mia Buzziolitudine

Torno a casa. È ora di cena, ma io avevo deciso già la mattina di fare una crostata. Sempre la stessa. Nessuna novità oggi. È così che deve essere. Con gli avanzi faccio dei biscottini a forma di fiore. Biscottini infantili messi in un’altrettanto infantile biscottiera del Mulino Bianco giallo crema con le rondini marroni.

E’ sera. Pioviggina.
Bello.