domenica 15 dicembre 2013

Staffetta di blog in bog

Se il Natale venisse cancellato dal calendario, "cosa" rimpiangeremo veramente?


1. Mamma & Donna - www.mammaedonna.info
2. Sara NuvolositàVariabile -http://www.nuvolositavariabile.com/
3. Manidimammacarla - http://manidimammacarla.blogspot.it/
13. Carlotta e Tessy - http://www.meetyourmood.com/
18. ilde garritano - www.mammadiludovica.com
19.ilde garritano - www.mammefashon.wordpress.com
22 Mammamari - http://mammamari.it/
23 Beat - Mamma...e ora che faccio? - www.mammaorachefaccio.com

venerdì 8 novembre 2013

"La Sindrome del Bianconiglio". Vale più un minuto o un euro?


“Arianna! Hai la Sindrome del Bianconiglio” Mi dice mia madre.
Per me il tempo è importante.  Odio arrivare in ritardo e mi dà fastidio quando una persona con la quale ho appuntamento arriva in ritardo. Mi dà fastidio e mi spiace, perché ho ancora nelle orecchie le parole di mio nonno che da piccola mi diceva: “Del tuo tempo puoi fare quello che vuoi, ma non di quello degli altri”.
Forse è per questo che per me il tempo è un valore davvero importantissimo. E’ una risorsa che se ne va, ticchettando leggermente. Subdolo nel suo scorrere. Lo lasciamo fare, glielo permettiamo. Così come se lo facesse a nostra insaputa. Forse perché i giorni si ripetono e ci sembrano uguali. Forse perché lo cataloghiamo nella sua ciclicità. Minuti, giorni, ore, settimane.  Calendari e calendari; via uno dopo l’altro.
 
Lo so, lo so. Sto parlando come una donna anziana. Ma il tempo ed il suo scorrere così poco indulgente con ciò che noi facciamo con lui e come ne disponiamo fa scrivere e pensare.
Il testo di una canzone di una persona che conosco scrive, o meglio canta “Don’t you think it’s morbid, to be dying when we’re fine”. Non è, ne sarà l’ultima delle riflessioni sulla caducità del ticchettio.
Tempo fa dicevo così: “Il tempo: una risorsa spietatamente democratica e l'unica equamente distribuita. “
Ma perché ora di nuovo tutto questo panegirico sul prezzo e la preziosità del tempo. Ebbene, qualche giorno fa stavo discutendo animatamente nel cercare di dare una risposta a questa domanda: E’ preferibile fare una strada più lunga che si percorre in meno tempo,  o una strada più corta che si percorre in più tempo??
In altre parole: privilegiare i consumi di una macchina per ogni km e quindi i soldi per la benzina  o il tempo che si impiega per andare da A a B???
Io sostenevo che avrei privilegiato la strada più lunga ma più veloce anche a fronte di un conto più salato per la benzina.  Preferisco fare 50 km in 35 minuti che 35 km in 50 minuti. E questo perché si traduce in mezz’ora di più al giorno di cui disporre a mio piacimento.
Questo è sfociato in una grande discussione. Evidentemente te lo puoi permettere, di spendere di più al mese per la benzina. Mi si diceva.
No, non ,me lo posso permettere. Anzi.
Però secondo me nessuno di noi è nella condizione (almeno scientemente) di potersi permettere di perdere mezz’ora al giorno.
Questo perché, quanto a tempo, siamo tutti poveri allo stesso modo o ricchi allo stesso modo.  
Un minuto è un minuto sia per me che per Bill Gates o Berlusconi.
Alla fine abbiamo concluso convenendo dicendo che la via più veloce essendo la tangenziale porta anche ad un consumo minore di benzina….
Però il discorso del valore del tempo ed il valore del denaro non ha trovato un accordo.
Vale più un minuto o un euro???
Per me un minuto.
Il tempo è l’unico valore non rimborsabile.
Sono matta?

lunedì 21 ottobre 2013

di maglioncini di lana, cappelli e matite colorate


Vecchio Castagno - Richmond Park - Londra

Domenica mattina esco da casa con il metronomo dei miei tacchi sul marciapiede.  Una bava di borino fa sollevare qualche foglia d’acero rosso dall’acciottolato di sampietrini. L’autunno è così: una seconda primavera. Un campionario di profumi che vanno a sbattere sul naso e, un po’ simili alle Madeleines di Proust, portano a galla i ricordi come appesi a bolle d’aria che risalgono in superficie.
Sarà che quando le donne invecchiano, amano sempre di meno il caldo. Sarà che con gli anni divento sciocca e sentimentale. Sarà che l’autunno è naturalmente una stagione nostalgica, proprio come me ultimamente. Sarà che…boh, ma ultimamente la stagione fresca che prelude al periodo di giornate corte e buie mi piace un sacco e mi coccola segretamente coi suoi colori.

L’autunno per me ha tre odori. Quello dell’Olea Fragrans, fresco, dolce e per nulla stucchevole. A Udine ci sono tanti arbusti di questo tipo, specialmente nella mia via e nel mio quartiere. Si vede che tra gli anni 60 e 70 andava di moda, tant’è che le piante ora sono alte alte e hanno delle robuste fioriture. L’Olea Fragrans ha due fioriture: una a settembre ed una più tarda ad ottobre. Così per me quell’odore richiama il ricordo delle matite colorate, dei quaderni a righe e dei grembiulini bianchi.
Poi ci sono le foglie di tiglio secche, che mi portano di botto a quando giocavo nel cortile della scuola saltando a piè pari nei cumuli che il giardiniere accatastava ordinatamente e attentamente attorno al tronco degli alberi. E che altrettanto attentamente noi sparpagliavamo di nuovo in giro. Un odore inconfondibile. Mi aspetto di sentire la campanella da un momento all’altro.

Per ultimo, l’odore del primo camino acceso. Anche se non si vede, lo si sa subito. Qualcuno ha acceso il camino e l’odore di legna bruciata si mischia a quello di foglie sette e fioriture autunnali, traghettandoci verso l’inverno. Le volute di fumo chiaro dai camini sono le vere colonne d’ercole che, oltrepassate, portano dirette alla “brutta stagione”.
Ma, perché mai brutta? E’ la stagione della zucca, delle castagne e del pane caldo. La stagione in cui si riaccende volentieri il forno e si mangia ancor più volentieri polenta e formaggio. La stagione in cui con una camicia, un maglioncino di lana e un giubbino stai bene. Bene e basta. Non fa né caldo, né freddo. L’aria è piena di profumi e si può mangiare liberamente una fettona di crostata alla crema intinta in una tazza di Earl Grey caldo. E’ la stagione dei pisolini e delle dormite. Del caffè caldo preso la domenica mattina al bar leggendo il giornale.

Fra poco verrà la stagione i cui, la sera, guardando ad ovest, si vede il cielo terso e solo ricamato dai merletti dei rami nudi degli alberi, che dal blu si infiamma di rosso e annuncia “la serenade”, la notte in cui si vedono più stelle di quante si riuscirebbero a contare.
Intanto io sto qui, davanti al mio caffè e al mio giornale, avvolta da una camicia di raso e un maglione di lana rossa. Dalla vetrina vedo tanta gente vestita con colori variopinti. Maglioni, sciarpette e cappelli sbarazzini. C’è chi passeggia col cane, chi da solo, chi con un amico. Sembrano tutti allegri e spensierati.

Forse stanno anche loro pensando ai grembiulini e alle matite colorate dei tempi della scuola.

Col nasino all'insù- Richmond Park - Londra
 

domenica 4 agosto 2013

Choc-Banana Loaf - A Taste of Australia

Niente da fare, mi dico: "non accendere il forno, non accendere il forno, non accendere il forno".
Dopo 30 minuti il forno è acceso e ho magicamente 35 gradi in cucina!

La vera ragione per cui ho fatto questo loaf, è che un paio di giorni prima ho comperato questo bellissimo piatto all'IKEA, proprio pensando a come ci sarebbe stato bene un loaf alle mele o alla frutta.
La ricetta proviene da questo libro straordinario, che ho preso a Londra nel 2009, quando vivevo là, e che però raccoglie le ricette altrettanto straordinarie di un magazine che si chiama The Australian Women's Weekly (cliccate sul titolo per andare al sito). Un magazine che è famoso per le bellissime ricette e le soluzioni veloci e deliziose che propone.
Altro motivo per cui ho fatto questo loaf è che avevo delle banane in procinto di essere buttate, cosa che mi scocciava tanto.
Ultimo motivo, è che questa torta è più veloce da fare del tempo che si impiega a pesare gli ingredienti.
Alla fine, come molte delle ricette anglosassoni, si butta tutto nel mixer e via! Io ho deciso di rendere questa torta virtuosa (non c'è né burro, né olio), una torta peccaminosa, scodellandoci sopra 150 gr di cioccolato fondente fuso; giusto così per non farmi mancare nulla.
Devo dire che tuffato nel tè ha il suo perché! Decisamente.
La ricetta originale prevedeva di tostarlo dopo affettato, ma con la copertura di cioccolato, immaginavo già scene apocalittiche nel tostapane. Se si mette 10 secondi la fetta nel microonde per intiepidirlo è ugualmente godurioso!

185 gr di farina autolievitante (io Mix C Shaer+ 1/2 bustina di lievito + una punta di cucchiaino di xantano)
1 cucchiaino da tè di cannella (io la metà)
20 gr di burro per la teglia
100 gr di zucchero di canna
un uovo leggermente sbattuto
60ml di latte
2 banane schiacciate con una forchetta

Il procedimento è totalmente diverso da quello descritto per via delle farine senza glutine. Ecco qui come l'ho fatto io.
Preriscaldare il forno a 200 gradi (io 180 perchè il mio forno è un po' più aggressivo) e foderare uno stampo da plum cake con carta forno. Sbattere l'uovo con lo zucchero e aggiungere la purea di banana ed il latte, poi le polveri  setacciate assieme. Versare nello stampo e cuocere per 30 minuti.

La ricetta dice di affettarlo e farlo tostare ma io ho preferiti sciogliere 150 gr di cioccolato fondente nel microonde e versarcelo sopra!!!


venerdì 2 agosto 2013

" I " come Integrità. Una caprese-bruschetta sotto sopra.


Tempo fa ho avuto una conversazione molto particolare con una persona che non ho mai visto in vita mia. Colpa o merito dei nuovi media, che permettono di parlare e confrontarsi con persone vicine e lontane concettualmente e fisicamente.

Il tema della discussione era la "festa dell'uomo". Tralasciando discussioni sul fatto che sia o meno opportuna, o che la sua controparte femminile lo sia a sua volta, si discuteva sul ciò che fa di un uomo un vero uomo. Ne è venuta fuori una discussione interessante che, da un input di personalità e immagine, sfociava nei risultati ottenuti dopo essersi prefissati degli obiettivi, e poi alla necessità o desiderio di imporsi su tutto e tutti, nell'indifferenza rispetto alle opinioni altrui.

Ora, io non vorrei essere prolissa o troppo battagliera, ma credo che questo modo di fare nasconda molto la nostra essenza di esseri umani come animali sociali e faccia venire fuori un lato estremamente individualista, che non so se alla fine paghi.

Negli ultimi tempi sono giunta alla conclusione, che nonostante io credessi di essere una persona aggressiva a cui piace imporsi sul prossimo, mi sono accorta che divento aggressiva quando mi sembra che i comportamenti degli altri tendano ad essere prevaricanti. Allora sì mi arrabbio, sbrano ed intontisco di urla il mio interlocutore.

Anche io dal canto mio devo imparare ad essere meno regolata da princìpi normativi, perché questo costituisce un limite non da poco dato che, il tingere tutto di bianco o di nero, ci abbaglia o adombra tutto quello che ci circonda.

Dicevo, quello che ho pensato negli ultimi tempi, è che i veri uomini e le vere donne sono coloro che sono educati, rispettosi, curiosi nella maniera più virtuosa, empatici, altruisti, generosi, modesti ed onesti e che soprattutto sono dotati di amor proprio e rispetto, onestà, educazione nei confronti di sé stessi. Dato che lo specchio è il giudice più severo nei momenti di vera autocoscienza. Che sia questo il caleidoscopio di colori del concetto di integrità?

Detto ciò, faccio finire questo sfogo in un piatto di estrema semplicità, ma anche di grande bontà. Ingredienti singoli, niente cottura o mescolanza proprio perché i sapori siano chiari, come queste piccole "perle di saggezza personale" che mi trovo a ripetere, più che altro a me stessa....

Sono matta???
 
Ho tagliato a fette una mozzarellona fiordilatte e l'ho cosparsa di una dadolata dei pomodori dell'orto, con un mezzo spicchio d'aglio, un giro d'olio di oliva dall'isola di Brač, e una dadolata di pane rustico della Schär abbrustolito in padella.

Do un morso a questa mozzarella e mi chiedo di nuovo: Sarò matta???

boh...

lunedì 15 luglio 2013

Sliding Doors - altrimenti detto: Il periodo ipotetico del terzo tipo


https://www.facebook.com/staffettaBLOG

Sliding doors evoca naturalmente ragionamenti del tipo: Se non avessi fatto quello, oggi sarei…., se non fossi mai stata…, oggi avrei… ecc. Decisioni che abbiamo preso, cose che abbiamo o non abbiamo fatto, situazioni e avvenimenti che sono successi, o non sono successi.

Mica per niente si chiama il periodo ipotetico dell’irrealtà. O come ha detto un signore “dietrologia”.

Per anni, per non parlare del presente, ho fatto della dietrologia. Ah, se non fossi partita per l’estero! Ah, se non fossi mai andata a vivere in Germania.  Ah, se avessi iniziato a lavorare subito dopo le superiori! Ah, se invece che scegliere lo scientifico avessi scelto il linguistico. Ah, se non avessi scelto di vivere da una parte e poi dall’altra e poi dall’altra ancora. Ah, se fossi stata a casa coi miei, invece di andare a vivere da sola.
Queste sono le cose che mi rimprovero, data la mia tendenza patologica a guardare sempre al lato  negativo delle cose. Yes I am a glass-half-empty-person. Una persona "bicchiere mezzo vuoto"!

Purtroppo.

Dico purtroppo perché, nel guardare sempre a quello che non mi è successo, a quello che non ho avuto, a quello che ho lasciato indietro, dimentico quello che ho avuto, a quello che ho guadagnato, quello che invece ho davanti.
Non è, come credevo io, scaramanzia o cercare di restare coi piedi per terra, modestia o chissà che.

E’ solamente una grande incapacità di godere della propria fortuna e uno spreco di tutto ciò che di buono abbiamo. Una grande incapacità di essere felici. Questo ragionamento è legato al passo successivo: se non mi succederà questo, allora… Se non riuscirò a fare quest’altro, allora….
Pessimo circolo vizioso. Pessimo.
Un circolo vizioso in cui ho perso soldi, giorni felici, sorrisi, ma soprattutto tempo. Il tempo: una risorsa spietatamente democratica e l'unica equamente distribuita. 


Ritorniamo all'inizio del post: Arianna, te lo dico io cosa sarebbe successo, Se…. Se…. Se… se….

Ah, se non fossi partita per l’estero! Sarei ancora a vivere a casa e sarei una persona culturalmente e emotivamente più povera di quel che sono adesso.

Ah, se non fossi mai andata a vivere in Germania.  Non saprei bene il tedesco e non capirei gli austriaci in spiaggia a Lignano

Ah, se avessi iniziato a lavorare subito dopo le superiori! Non girerei il mondo come faccio adesso e come ho fatto in passato.

Ah, se invece che scegliere lo scientifico avessi scelto il linguistico. Non avrei conosciuto i migliori amici che potrei desiderare.

Ah, se non avessi scelto di vivere da una parte e poi dall’altra e poi dall’altra ancora. E chi ha mai avuto la fortuna di vivere ad Amburgo, a Melbourne a Londra a Brema?

Ah, se fossi stata a casa coi miei, invece di andare a vivere da sola. Non saprei organizzare lavatrici, andare a fare la spesa lavare e stirare. Non saprei cosa vuol dire essere responsabile di una casa. Sarei più immatura. Non avrei una casa MIA veramente; mia nel senso riempita, arredata e decorata da me, anche se con poco.

Io sono quello che ho fatto. Io sarò quello che deciderò di fare

E va bene così. Andrà bene così

A presto
Arianna



Per altri spunti e contributi ecco gli altri partecipanti alla Staffetta di Blog in Blog:


3. Cristina 
4. made in bottega http://www.madeinbottega.com
17 . Design Therapy : http://www.designtherapy.it/
20. MamiS - il gufo e la civetta - http://ilgufoelacivetta.blogspot.it/
25. Beat - Mamma...e ora che faccio?: www.mammaorachefaccio.com
26.Sara-NuvolositàVariabile http://www.nuvolositavariabile.com/
28. Antonietta Nido in famiglia gnometti&fantasia http://gnomettiefantasia.blogspot.it/
29. Norma Voglio il mondo a colori : http://voglioilmondoacolori.blogspot.it
30. Ilaria Maggi - La Via dei Colori -  http://laviadeicolori.wordpress.com/






mercoledì 3 luglio 2013

Auto-torta di compleanno della Checa


Qualche sera fa sono stata dalla Checa (Francesca) al suo compleanno. Una persona deliziosa, in una casa deliziosa con un giardino talmente perfetto da sembrare un dipinto ad acquerello.  Suo marito apre la porta con un gran sorriso. Ultimamente lo vedo più pensoso del solito, ma oggi è una giornata importante e serena, nonostante il maltempo friulano e tutti e due hanno dei gran sorrisi. Arriva lei, vestita di lilla e blu con la sua testa di ricci scuri, a malapena domati dal gel e legati a mezza testa.
 
Davanti a noi la tavola, moderna ma non fredda, di legno pesante con una tovaglia candida con dei runner color tortora, piatti bianchi e verdi con una margheritona disegnata sopra. Al centro un gran portafrutta di vetro con un vasetto pieno di fiori di lavanda.

La cena scorre fra le chiacchiere e le risate. Come ogni compleanno che si rispetti, ecco la torta. Bella ed elegante; due biscotti alla nocciola racchiudono una cheesecake con pezzi di pera. Bella e anche buona.

Non mi azzardo io a scrivere la ricetta, perché pubblico esattamente quello che mi ha scritto lei in un italo-friulano che adoro e che rispecchia la varietà linguistica della mia terra. E' troppo divertente e spero non si arrabbi se la pubblico così, senza chiederle il permesso.

"CIAO, 
Questo è il link del sito dove trovi la ricetta eseguita con alcune varianti dopo due precedenti versioni dello scorso anno.
 
 
Nel composto iniziale di ricotta costituente il ripieno ho aggiunto due cucchiaiate di zucchero a velo, una grattatina mini di buccia limone, due gocce di aroma limone, mezza filetta vaniglia e un micro pizzico di vanillina. Nel composto costituente il biscotto le nocciole le ho tostate e forse un pochino troppo, quindi per smorzare il sapore di troppo cotto ho aggiunto una "zonta" di mandorle pelate anch'esse ridotte in farina. Lo stampo utilizzato non era 19 cm (dovevo chiamati sabato per sapere se tu fra i tuoi arnesi da cucina annoveravi uno stampino di quelle dimensioni per farmelo imprestare ma  poi…"dismenteada", ahi la vecchiaia… quindi ho rubato dall'armadio di mia madre uno stampo di silicone dal diametro di cm 22 non a cerniera ovvio (non ti dico il panico al momento dell' impiattamento del dolce: se non esce sego lo stampo ho pensato..).

Per finire: le pere utilizzate erano 4 e le ho fatte sobbollire poco nel pentolino già tagliate in ottavi.

Ottima torta per celiaci.

.. una busada e a presto! mandi"

Piccolo glossario Friulano-Italiano (tutte nella versione della Bassa Friulana)
Zonta= aggiunta
Dismenteada= Dimenticata
Busada=bacio
mandi=mandi!
 

martedì 18 giugno 2013

Bentornata estate! Una cena in terrazza

Per chi non lo sapesse, il Friuli Venezia Giulia è la nuova Cambogia. Udine: 35 gradi con l'80% di umidità. Piove e un minuto dopo esce il sole oppure il cielo bianco latte opprime i polmoni e fa pulsare la testa...almeno la mia.
Ieri sera avevo bisogno di una cena che non richiedesse il fornello, o almeno, che lo richiedesse per un tempo massimo di tre minuti.
Qualche giorno fa il post di una blogger davvero bravissima mi faceva venire gola di una sontuosa bistecca. 
 
Ieri sera mi pareva la giornata giusta, dato che non avevo voglia della mia consueta scatoletta di tonno, che è la cena standard degli over 30 gradi. Cosa ho fatto? intanto che si scaldava la piastra ho raccolto dal mio orto sul balcone timo, rosmarino, salvia, prezzemolo e menta li ho tritati fini fini. Li ho messi in una terrinetta e ho aggiunto mezzo spicchio d'aglio schiacciato. Ho messo ad intiepidire un po' di olio in un pentolino e l'ho versato sopra. Ho tirato fuori il tostapane e Ho messo la bistecca sulla piastra rovente. Timer 2 minuti da un lato e uno dall'altro. Intanto che si cucinava la bistecca ho fatto tostare un po' di pane (il Rustico della Schär) e ancora caldo ho sfregato sopra l'altra metà dello spicchio di aglio e ho condito con un giretto d'olio di oliva croato.
 
 
Ho tolto la bistecca dalla piastra e ancora rovente ho insaporito con l'olio alle erbe!
 
Via in terrazza a mangiare la bistecca nel pieno della fioritura del tiglio!
 
Bentornata estate!
 

sabato 15 giugno 2013

Staffetta di Blog In Blog - A volte ritornano....


A volte ritornano. Questo è il tema di questo mese. Tema importante ed impegnativo. Talmente vasto da riuscire a malapena a definirne i confini. Tutto può tornare, la moda, i ricordi, le paure, le insicurezze e le domane della vita, gli amici.

Io ho deciso di parlare delle mie trecce. Sì perché le mie trecce sono per me il simbolo dei ricordi della mia infanzia. Qualche volta, quando sto passando un periodo buio o una giornata di quelle nere, io mi rifaccio mentalmente le trecce. E’ un po’ la strategia di “Find a happy place!”, un luogo dove tutto va bene. Un luogo dove tutto è sereno.

Lego le mie treccine ad un episodio di quando avrò avuto, boh, 4 anni, di cui ricordo alla perfezione gli avvenimenti, i dettagli, i colori, persino i vestiti. Mia mamma, mio papà ed io, i miei zii e mia cugina tutti a fare una passeggiata nei campi in una soleggiata giornata d’autunno. Io ero vestita con un paio di pantaloncini di velluto a coste con le bretelline e un maglione a trecce chiaro. In testa un fazzoletto rosso alla contadinella da cui sbucavano due grosse trecce, fatte da mia mamma per piegare all’ordine i miei capelli ribelli. Poi un’immagine di mio zio, che sale sui rami di una quercia enorme, ed io che lo guardo dal basso mentre mi fa “ciao” con la mano. Io che cammino nel verde-giallo del campo incolto con in mano un ramo che uso per frustare l’erba alta. 

Per me è questo l’happy place. Le mie treccine sono l’arma segreta contro i momenti difficili. Se non altro, per trovare un rifugio momentaneo, dato che nel passato e nei ricordi la soluzione difficilmente si trova. Però loro ritornano lo stesso. Le mie treccine, che mi fanno sentire per un po’ leggera e spensierata come quella bimba che prendeva a scudisciate l’erba alta.  A volte loro ritornano e mi danno per un momento la spinta per prendere a scudisciate l’erba alta davanti a me….o quantomeno a camminarci attraverso senza tanti pensieri.


Con questo post partecipo alla Staffetta di Blog in Blog.
Per altri racconti su ciò che ritorna, ecco dove poter sbirciare!

5. made in bottega - http://www.madeinbottega.com
16. Il caffè delle mamme - http://www.ilcaffedellemamme.it
18.Sara Milan Fiorenza http://www.nuvolositavariabile.com/
26) Antonietta Nido in famiglia gnometti&fantasia http://www.gnomettiefantasia.blogspot.it/
33) Home-trotter: http://hometrotter.it
38) Mammamari http://mammamari.it/


mercoledì 12 giugno 2013

Law & Order. Il metodo "organizzazione"

Fonte: http://www.marthastewart.com/275490/organizing-your-home/@center/277000/homekeeping-solutions

Grazie a due co-blogger che ho incontrato grazie alla Staffetta di Blog in Blog, e precisamente il blog Casa Organizzata e Mamma che Testa, ho provato a mettere in atto un metodo col dichiarato intento di provare ad organizzare un po' meglio il mio tempo; dato che non è molto e soprattutto, dato che intendevo utilizzare meglio i mei sabati. Adesso infatti con la bella stagione è un peccato imperdonabile stare a pulire quando potrei andare tranquillamente a fare un pic-nic sul fiume.

Il secondo problema che avevo, era quello della cena. Più volte ho detto che di solito mi succede di arrivare a casa e mangiarmi una scatoletta di tonno e piluccare le foglie di insalata direttamente dal sacchetto, seduta sul divano.
E' così ho messo che all'opera tutta la mia scarsa impronta organizzativa e ho provato con le soluzioni che sono descritte nei blog che ho scoperto.
Uno dei due sistemi è quello di fare le pulizie a rate. Un po' alla volta ogni giorno.  Il secondo sistema per organizzarmi meglio è quello di pianificare il menù settimana avendo ben chiaro che cosa cucinerò.
Insomma, invece di fare le mega pulizie del sabato, ho deciso di spezzettare il lavoro e fare le cose un poco alla volta la sera. Una giornata spolvero, l'altra pulisco il bagno, poi un'altra volta passo il pavimento con lo straccio ecc. Questo secondo i consigli che potrete trovare qui e qui.
Compilare un menù settimanale aiuta a prepararsi per tempo e a risparmiare tempo. Soprattutto consente di risparmiare anche soldi, perché si compra solo quello che serve, nella giusta quantità.
Insomma, il risultato è stato davvero soddisfacente! Questo sabato, invece di correre tra bagno e terrazza e tra stenditoio e cucina, ho goduto del sole e del mio tempo libero con un'amica. Sono arrivata il venerdì sera che l'appartamento non era un campo di battaglia, ma era pulito e profumato. Nel fare la spesa ho risparmiato soldi e tempo e non ho buttato via nulla. Insomma due validi sistemi per godere meglio del nostro tempo, ora finalmente DEL TUTTO libero e dei nostri soldini, che decisamente non usano piovere dal cielo.
Grazie a Casa organizzata e Mamma che testa!

lunedì 3 giugno 2013

Torta della Foresta Nera pantagruelica per un compleanno speciale.


 
Torta della Foresta Nera – o in tedesco Scwarzwälderkirschtorte – è la prima parola che ho imparato in tedesco. Quando si impara il tedesco tutte le parole sembrano delle lettere buttate là alla rinfusa, poi col tempo si impara a capire che questa lingua funziona un po’ come il Lego, bisogna solo imparare a capire dove finisce un colore ed inizia l’altro.

Ma veniamo alla torta. Mia mamma per il suo compleanno mi aveva chiesto una torta “pengia” che in friulano vuol dire pesante, ricca, dolcissima, cremosissima, pannosissima. Me l’aveva chiesto mimando le guance di un criceto. In quel momento ho capito che solo la calorica aggressività teutonica avrebbe potuto aiutarmi. Due strati non bastavano, tre strati e due intercapedini di mascarpone misto a panna montata e amarene, bagna al Kirsch e un ricamo di volute di panna. Doveva intimidire, non solo essere buona. E devo dire che ha fatto il suo lavoro, faceva gola ed incuteva timore al tempo stesso. L’apparente leggerezza della panna nascondeva subdolamente l’agguato del mascarpone e la dolcezza delle amarene.
Non c'è spazio per fare i virtuosi!
Se si deve fare un peccato, tanto vale che sia mortale!
Questa è la versione per una festa più familiare
 
E questa e la versione per la tavolata dei parenti!
 
Per il Pan di Spagna
8 uova
200+100 gr di zucchero
140gr di maizena
60gr di cacao amaro
160 gr di Biaglut
Una stecca di vaniglia
1 bustina di lievito

Procedere come descritto qui per il Pan di Spagna. Farcire con una crema fatta con 500 gr di mascarpone 200 gr di yogurt greco, 100 di zucchero a velo e i semi di mezza bacca di vaniglia. "alleggerire" con panna montata. Tagliare la torta in tre strati. Fare una bagna con un po' dello sciroppo delle amarene, acqua e liquore Kirsch e bagnare leggermente il pan di spagna. stendere uno strato di crema al mascarpone e cospargere di amarene e qualche goccia dello sciroppo. Completare gli strati e decorare a piacere.

Gnam! Agli ospiti è piaciuta e mia mamma è stata soddisfatta! Per me è la soddisfazione più grande.
 

venerdì 31 maggio 2013

Buono come il pane

Una delle cose mancano di più ai celiaci è il pane. Croccante ma morbido, elastico ma non troppo umido. La storia del pane prima di un paio di anni fa è stata decisamente dura. Pagnotte di una consistenza inaffrontabile, non lievitati, duri come il marmo. Già qualche anno fa la storia è cambiata, quando un tecnico della BiAglut ha cominciato a darci qualche dritta in serate interamente dedicate alla preparazione con farine senza glutine. Un primo segreto è stato l’acqua, che deve essere tanta. Tantissima per la panificazione. Mettendo tanta acqua e lasciando lievitare il pane cresce e diventa anche abbastanza morbido e leggero. Unico problema, con la BiAglut il pane si sbriciola come sabbia una volta freddo. BiAglut va benissimo per fare  il Pan di Spagna, i savoiardi e la pasta frolla, ma il pane proprio no.
Poi i celiaci aumentano e viene fuori questo bel libro, con questo bel mix che è stato il punto di svolta. Un mix in cui il frumento entra seppur in forma deglutinata. Il pane viene buono, altissimo, non si secca e resta elastico. L'acqua è sempre tanta e questo rende la lavorazione difficoltosa, ma grazie al cielo c'è la macchina del pane. La mia è stata comprata alla Lidl. Alcuni dei 40 euro meglio investiti in qualcosa di culinario.













 
 
Ecco a voi il risultato di una lievitazione un po' più lunga perché dimenticata in forno!

Ho messo 500g del mix indicato al link che trovate sopra, 400 gr di acqua, 1 bustina di lievito secco fatto rinvenire in parte dell'acqua e zucchero. Versato nella macchina del pane prima i liquidi, poi la farina e sopra di tutto il sale. Ho usato il programma del solo impasto, e a fine programma ho messo in due stampi da plum cake a lievitare per una mezz'ora.
Ecco fatto!