mercoledì 20 febbraio 2013

Frittatensuppe: col piede in due scarpe!


Donna della Alpi, io, dell’Alta Carnia, come dicono quelli della Bassa Friulana, per i quali Udine è già pedemontana.
Una fra le ragioni che mi fanno amare la mia Terra è il suo carattere di friulanissimo isolamento dal resto della penisola e - al contrario - il suo forte radicamento culturale e linguistico nel cuore di altre culture assolutamente poco italiane come quella austroungarica e quella che io per ignoranza chiamo più generalmente “slava”.

Quasi un piede in tre scarpe, anzichè in due!

A Nimis, dove ho abitato per la maggior parte della vita, non è difficile incontrare sulla stessa tavola (spero non contemporaneamente data la pesantezza del piatto) i Knödel o Canederli e l’Ocicana o Polita. I primi, austriaci, già più conosciuti. La seconda “slava”, un po’ meno nota. Per la cronaca l’Ocicana è un catino di cucchiaiate di polenta fumante inframezzate da formaggi grattugiati di diverse stagionature e poi imbevuta da una cascata di burro bollente color nocciola e latte di capra, bollente anch’esso. A contato con i due fluidi bollenti la polenta frigge e il formaggio si scioglie rendendo il tutto una specie di ….. boh...pietanza con il potere calorifero di una testata nucleare.

Tutto questo preambolo per dire che a casa mia si usava mangiare abbastanza spesso piatti della cucina austriaca, come Kaiserfleisch e patate, Würstel e senape, Prosciutto cotto e Kren, Canederli (di cui pubblicherò la ricetta a breve) e l’immancabile Frittatensuppe, o minestra di frittatine. Un classico della cucina d’oltralpe.
Da mangiatrice incallita di minestra, appartenente ad una famiglia di mangiatori incalliti di minestra posso fermamente dire che la Frittatensuppe assieme alla friulanissima minestrina di riso in brodo costituisce il pilastro della cucina di casa mia.

Sono un paio di giorni che mi sento  tanto “ingrisignita” italianizzazione di ingrisignide - intirizzita e allora ieri sera mi sono fatta la Frittatensuppe.  Si fa in un momento ed è deliziosa.
Che gli austriaci, filo-austriaci, parenti di austriaci non me ne vogliano. Questa probabilmente è una versione friulo-austriaca e comunque di pertinenza del ricettario di mia madre la quale, data la sua inclinazione a decorare tutto, mantiene le frittatine avvolte a rotolino. (l’ho personalmente vista infiocchettare le oliere!!!)

Si frullano un paio di uova con due cucchiaini di farina e tre cucchiai di latte. Si aggiunge del prezzemolo tritato, del sale e del pepe. Si fanno delle “crepes” sottilissime che si arrotolano strette ancora calde.
Si tagliano a rondelle e si adagiano in un piatto fondo. Si coprono delicatamente di brodo di carne per non turbare queste ordinate spiralette con coriandoli verdi, una spolverata di montasio stravecchio grattugiato e via!  Serve dire che ho comunque turbato la rotondità delle sopracitate spiralette?? No, non serve!

Io l’ho preparata con del tristissimo Dialbrodo….ma erano buone lo stesso. Minestra di brodo matto che, come si dice a casa mia, quando è freddo è talmente una manna dal cielo che “ti entra nelle vene”

lunedì 18 febbraio 2013

Torta di Zucca e Uvette



Giorni fa, dallo sfondo di una mia fotografia che ritraeva le frittelle di carnevale della mia Nonna Lia, si intravedeva un ciambellone arancio vivo. Anzi, mezzo ciambellone arancio vivo come giustamente mi ha fatto notare un mio amico in uno dei commenti al post.
Carote? No! Zucca. E’ così che l’autunno ha dato l’ultimo colpo di coda. Era un po’ che volevo fare una torta usando la purea di zucca ed era ancora più tempo che quella zucca della varietà Butternut Squash attendeva una degna fine nel mio frigo naturale.
In inverno il mio frigo naturale consiste in un tavolo sulla terrazza, così nel pieno spirito del risparmio energetico e della vita Nature Friendly scelgo di tenere in terrazza la spesa della verdura settimanale. Ebbena la zucca che avevo in “frigo” era di una qualità inarrivabile. Era una zucca di casa che i miei spacciatori ufficiali di verdura mi hanno passato sottobanco, e che io ho custodito gelosamente , neanche fosse stata una borsa piena di diamanti.

Con me funziona così, aspetto talmente tanto di trovare la ricetta giusta quando l’ingrediente è pregiato, che il più delle volte arrivo fino al limite della vita naturale dell’ingrediente e quasi quasi rischio di buttarlo via!

Ho deciso allora di tentare l’esperimento. Una ricetta che mi sono inventata  sul momento, dato che ormai la navicella del mio ingegno culinario naviga a vele sciolte, in un anarchia che spesso – non sempre - sfocia in qualcosa di abbastanza mangiabile.

Ho fatto cuocere in microonde 500 gr di zucca con la funzione grill a 200 gradi + crisp finche la zucca non è diventata morbida, ma comunque asciutta. L’ho frullata e lasciata raffreddare un po’. Ho montato 100 gr di burro della Cospalat (o altro burro che sappia di burro) con 200gr di zucchero, la scorza di un’arancia, un pizzico di sale e un cucchiaio di Amaretto di Saronno. Ho aggiunto tre tuorli d’uovo, uno alla volta e dopo aver amalgamento il precedente. Poi ho aggiunto la zucca in purea e 200 gr di farina setacciata con 50 di fecola ed una bustina di lievito in polvere. Ho aggiunto una manciata d'uvette ammollate nell'acqua calda e Amaretto di Saronno. Ho montato i bianchi a neve con 50 gr di zucchero e li ho incorporati all'impasto.

Ho versato il tutto nel mitico Fornetto Versilia per una 40ina di minuti.

BUONO! Se la zucca è buona riesce un dolce dal sapore inaspettato e innovativo. Da provare!

venerdì 15 febbraio 2013

La mia casa non è una casa qualunque



Un paio di settimane fa stavo viaggiando in macchina nelle strade della Bassa Friulana, discutendo del più e del meno con la mia compagnia di viaggio.

“Vedi a me quel tipo di case là, non piacciono per niente”. Ho detto indicando una casa che mi ricordava tantissimo una di quelle del quartiere del film “Edward Mani di Forbice”.
Inquietante perché totalmente anonima nella sua perfezione e bellezza.
Nuova, con la sua porticina, le sue finestrelle, il prato curato col suo alberello tondo ecc.

No, non va bene, non non ci siamo penso io. E questo è un MIO pensiero, un pensiero che può,e deve essere contraddetto. Non ci siamo perché  per me le case sono come le persone.

Devono avere carattere. Magari brutto, ma un carattere!

Io abito in un quartiere di Udine che ha una varietà di stili inimmaginabile. Straordinario nella sua disomogeneità. Le belle case lussuose di inizio 900 sono delle perle di stucchi e scuretti, gli stabili degli anni 50 si riconoscono al primo sguardo con quelle loro geometrie picassiane, per non parlare di quelli degli anni 70 con la loro squadrata modularità.
Dagli anni 90 in poi, c’è il buco. Non si sa più distinguere nulla.

Proprio come una volta: le persone andavano bene così com’erano, basse, grasse, magre, alte, allampanate, agili, goffe, timide, irascibili, con le guance rosse, pallide, col naso a patata, col naso aquilino. Facce, grintose. Oggi invece siamo tutti tremendamente uguali.
Anonimi.
Belli, sì. Ma uguali.

Una casa deve avere una personalità! Io adoro le case bruttine fuori, ma riconoscibili. Tanto riconoscibili quanto il viso di una persona, magari non bello, ma intrigante. Spigoloso, asimmetrico, un viso che però si riesce a smettere di osservare.

La mia casa deve avere il piglio che ho io la domenica quando, alle 7, coi capelli arruffati, ficco a forza le lenzuola nella lavatrice mentre agito il mio sederone a ritmo di musica (la scena è ancora più bella perché ho le auricolari).

La mia casa deve sapere di qualcosa. Deve aver fatto un po’ di chilometri. Deve essere un diesel. Casa mia ha guardato dalle sue finestre coperte da orribili tapparelle verde mela, il fiorire della mia città dagli anni ’50 in poi. Tapparelle brutte. Tapparelle orribili, sì! Ma senza le quali non sarebbe la stessa. Proprio come io non sarei la stessa senza il mio nasino un po’ gobbo, che mostra benissimo di chi sono figlia!

La mia casa deve avere una storia. Mi piace stare in una casa dove c’è già stato qualcuno. La persona che abitava a casa mia si chiamava Dorina. Un nome d’altri tempi, come le cose che ho trovato qua. L’ho scoperto aprendo le porte del mio armadio a muro. Fatto dal falegname che ha scritto “della signora Dorina”. Questo ha un valore inestimabile. Io uso i suoi armadi e anche le sue tendine. Perché sono belle e mi ricordano quelle della mia nonna. Mi piace perché mi pare di ascoltare la sua storia, raccontata da ogni angolo di questa casa. Mi piace immaginarla qui.


La mia casa deve essere vissuta pienamente. Non voglio mobili e decorazioni costose, lampadari di cristallo e divani di pelle. Non voglio vivere nella naftalina. Avrei paura di rompere e macchiare tutto. Sarebbe la fine della mia casa. La priverei della sua storia.

Una casa senza una storia è come una persona che non ha mai letto un libro.
Vuota, insipida, noiosa.

Così, mentre il mio sguardo si posava di casa in casa mi trovavo a dire, ecco questa è bruttina abbastanza da non essere dimenticata. E’ vecchietta abbastanza da potermi raccontare qualcosa. Ha un giardino deliziosamente imperfetto da poterci correre senza timori. Ha un albero abbastanza grande da poterci appendere un’altalena. E dondolare, dondolare, fino a puntare il cielo con i piedi. Saltando giù così, come facevo da bambina. Tanto anche se cado per terra non è grave. I pantaloni si lavano e la mia vita ha subito un po’ più di Swing!

Benvenuti a casa mia!


Per altri contributi  ecco tutti i link dei partecipanti alla



4. Mamma & Donna http://www.mammaedonna.info
6. Federica MammaMoglieDonna http://www.mammamogliedonna.blogspot.it/
7. Micaela LeMCronache http://www.lemcronache.blogspot.it/
9. Francesca Lancisi Watercolours http://www.francescalancisi.blogspot.it/
11. Monica Viaggi e Baci: http://duemoritravelblog.com/
16. La Torre di Cotone http://www.latorredicotone.com
20. mammerri www.mammerri.com
24. La bussola e il diario http://bussoladiario.com
27. Design Therapy http://www.designtherapy.it/
29. The Family Company http://familyco.wordpress.com/
32. I Viaggi dei Rospi http://www.iviaggideirospi.com
35. Il mondo di Cì http://ilmondodici.blogspot.it
42 Il Caffè delle Mamme http://www.ilcaffedellemamme.it
43 Le due coccinelle http://www.leduecoccinelle.it/
45. Ma la notte no! http://malanotteno.blogspot.it
47. Idea Mamma http://www.ideamamma.it


martedì 12 febbraio 2013

Le frittelle della Nonna Lia


Non potevo non scrivere una ricettina per carnevale. Non tanto per il carnevale in sè, quanto per il fatto che il momento storico lo richiede! 
Momento storico perchè è la prima volta che riesco a produrre una frittella dolce mangiabile.

Sì, perchè sono la più incompetente friggitrice della terra. Le scarse (devo ammetterlo) occasioni in cui ho voluto friggere qualcosa, il risultato è stato drammaticamente triste, nonchè pesantemente imbarazzante.

Sgocciolavo dalla padella delle sferette tanto carbonizzate in superficie quanto crude dentro. Adesso lo chiamerebbero interno fondente...ma non è altro che impasto tristemente crudo! Olio troppo caldo, mi dissero. Quindi ho provato ad abbassare il fuoco. Risultato: delle spugnette imbevute d'olio.

Nella speranza di migliorare, ho comprato un termometro per alimenti. Temperatura perfetta: 185 gradi. Però la pastella era troppo liquida e la pentola si è presto riempita di tantissimi vermetti bruciati. 
La sera la mia cucina puzzava talmente di fritto, che avrei voluto uscire da casa mia avendo preventivamente tirato una bomba in cucina, per evitare le opere di pulizia e arieggio.

Così ho mandato uno sconsolato sms a mia madre che, come la Fatina dai Capelli Turchini, dopo neanche 10 minuti mi ha mandato via email una ricetta: 

Le frittelle della Nonna Lia. Ve la riporto così come lei me l'ha scritta.

Sarà stata la Nonna Lia, che mi teneva una mano sulla testa - come dice mio Papà - dato che la ricetta non ha quantità di latte e farina precise, ma le frittelle sono venute straordinarie. Almeno per le mie circostanze...

Vi riporto la ricetta così come me l'ha data la mia Mamma, con tanto di citazioni leggendarie che svelano i dogmi della pasticceria!

...e ora la parola alla mia Mamma


LE FRITTELLE DELLA NONNA LIA

Farina
2 uova
2 bicchieri di latte circa
6/7 cucchiai di zucchero (*)
scorza di limone (io ho messo arancia)
sale
1 cucchiaio di grappa
1 cucchiaio di rum
1 bustina di lievito
uvetta, pinoli
Lavorare insieme tutti gli ingredienti lasciando per ultimi latte e farina alternandoli fino ad ottenere una pastella della giusta densità.
Lasciar riposare l'impasto due o tre ore.
Farlo cadere a cucchiaiate nell'olio e cuocere lentamente.
Questo impasto si può usare anche per le frittelle di mele.

(*) perche "se un dolce non è dolce, che dolce è?"   Nonna Lia dixit!





Ecco il risultato nella  mia cucina, sullo sfondo un'altra torta, ma la ricetta arriverà nei prossimi giorni!